Si
può
sapere
chi
cazzo
sono?
Davvero perdonarlo sarebbe un altro passo verso me? Non voglio perdonarlo, odiarlo è una delle poche cose che mi è rimasta... che schifo...
Si
può
sapere
chi
cazzo
sono?
Davvero perdonarlo sarebbe un altro passo verso me? Non voglio perdonarlo, odiarlo è una delle poche cose che mi è rimasta... che schifo...
E ho chiesto scusa, e mi sono impegnata, e mi sto impegnando, correndo il più lontano da quella me prosciutto e melanzana, da quella parte di me che è la pietra dello scandalo, la prima causa incausata, Pandora e il suo vaso insieme.
Sto correndo, e corro, corro, corro, pregando che sia la volta buona, che non sia (di nuovo) fatica inutile perché nel bene o male, ogni cazzo di volta si è sempre ripassati dal via.
BRIGHT LIGHTS
Cast your mind back to the days
When I’d pretend I was ok
I had so very much to say about my crazy living
Now that I’ve stared into the void
So many people I’ve annoyed
I have to find a middle way, a better way of giving
So I haven’t given up
But all my choices, my good luck
Appeared to go and get me stuck in an open prison
Now I am trying to break free
Be in a state of empathy
Find the true and inner me
Eradicate the schism
No-one can take it away from me
And no-one can tear it apart
Because a heart that hurts is a heart that works
A heart that hurt is a heart that works
A heart that hurts is a heart that works!!!
No-one can take it away from me
No-one can tear it apart.
It may be an elaborate fantasy but it’s the perfect place to start
Because a heart that hurts is a heart that works
A heart that hurts is a
heart that works!!!
Meet me in outerspace
I will hold you close, If your afraid of heights
I need you to see this place, It might be the only way
That I can show you how, it feels to be inside of you
How do you it, make me feel like I do
How do you do it, its better than I ever knew
Incredibilmente senza nulla da fare. Aspetto la telefonata di Vincenzo, penso a cosa mettere nella borsa per la piscina e rifletto sulle pagine del quaderno che ho trovato.
Era un regalo della zia Rita, l’ho smembrato.
Quel natale il titolo mi era sembrato stranamente azzeccato; “love and friends” e presto ci sarebbero stati tutti. Casa mia invasa dal summit Modena-Torino, capodanno 2007/2008.
L’avevo messo da parte, con lo strano proposito da romanzo rosa di far scrivere qualcosa a ciascuno dei miei ospiti su quelle pagine; love and friends. Mi sembrava così appropriato.
Il proposito l’ho mantenuto e un anno dopo tutto questo mi sembra così assurdo, surreale e anche un po’ ironico.
Tragicomico.
In prima istanza fa ridere, ma se mi fermo a riflettere quel sorriso muore come si è spento tutto, da tempo.
Sarebbe difficile spiegare tutto quello che è cambiato in poche righe, probabilmente nemmeno le pagine di un romanzo potrebbero catturare quello che è successo.
È strano.
O forse no. Forse tutto quello che è passato, tutto l’amore improvviso e tutto l’odio che ne è seguito, le faide, le lacrime, i pettegolezzi, forse è questo quello che ti intendono quando ti dicono “crescerai”, con l’aria di chi la sa lunga.
Ma la surrealtà è il tema principale dello spin off gay di Dowson’s creek.
(voglio quel tatuaggio ç.ç”)
Vorrei sfogarmi, ma non ci riesco.
Mi sveglio e penso a te. Penso a quanto abbiamo condiviso della nostra vita, e quanto poco continui a fare per te. Quanto io sbagli, sempre, ogni giorno, pronunciando il suo nome come se non ci fossero più problemi. Come ti faccia, involontariamente, arrabbiare.
Penso a quanto io sia pesante.
E quanto tu sia paziente. Penso ai milioni di cose che vorrei dirti, che ti ho detto, che ti dirò – perché sono sempre alla ricerca di quelle parole che esprimano il mio amore per te.
Amoti non basta.
Ti amo non è sufficiente.
Sei il mio mondo. Forse sì, ma lo trovo troppo drastico.
Rileggevo il blog, riflettevo, e mi sono accorta con una subitanea sorpresa, di non averti dedicato altro che parole di addio.
Che post di amore ce ne sono per il Tato, per Na, per
Sai, mi manchi, ogni giorno. Vorrei vederti sempre, sempre, sempre, annusare il tuo profumo di mela, tenerti la mano – anche se non vuoi.
Vorrei essere lì per stringerti ogni volta che emoizzi, ridere con te per ogni cosa buffa, asciugare ogni tua lacrima. Vorrei poterti amare come dovresti essere amata.
Ma quella persona non sono io.
Sembra sempre un po’ surreale, se ci pensi.
Come ci siamo incontrate, e quando ci siamo riviste.
Quando entri in una stanza e riesci a vedere tutto l’animo di una persona con un solo sguardo.
La tua sola presenza è il palliativo di ogni mio male, ogni tua parola è un respiro di felicità, come quell’urlo il 161206.
Non posso dimenticare la tua mano che stringe la mia.
Non posso dimenticare il tuo bacio sulla mia fronte la sera di quel capodanno.
Non posso dimenticare nulla di te. Nulla.
Ti guardavo l’altro giorno, nel negozio, ti guardavo e pensavo a quanto bene io ti voglia.
A quanto amore io provi per te, e quanto io sia minuscola rispetto a tutto ciò. A quanto sono incapace di dimostrartelo ogni giorno perché sono troppo presa da me stessa, dai miei problemi, dalle mie mancanze e dalle mie troppezze (nani? ._.) per essere davvero solo tua.
Non so nemmeno cosa voglia dire, ora che ci rifletto.
So che vorrei essere di più, sempre più, sempre, sempre, sempresempre.
Vorrei essere il meglio di me, per te. Anche se so che non sarò mai una persona buona, io, che mi rifletto nei tuoi occhi, volevo essere forte e flessibile come l’eroina di una manga, troppo buona per essere vera.
Sto ancora cercando quelle parole che mai avranno un senso, quelle parole che accompagnino i piccoli gesti e li rendano grandi, e significativi.
Non ci sono e continuo a pensarci.
Per me esiste un solo eroe, e quell’eroe sei tu.