Ogni giorno un po'. Sono divertenti <3
Carl entrò con circospezione nella stanza e fu sollevato nel scoprire che l’unico letto presente era quello sul quale era sdraiato Luigi, addormentato.
Si mosse piano, non voleva svegliarlo anche se era andato lì principalmente per parlare; nel sedersi su una scomoda sedia di plastica la sua borsa prese contro le gambe emettendo un acuto rumore metallico.
-Ehi…- Borbottò Lu dal suo letto.
-Ehi…- gli rispose Carl, con palese dispiacere –Scusa, non volevo svegliarti.-
-Non c’è problema.-
-Come stai?-
-Mi brucia un po’ la faccia, per il resto… è tutto ok.-
-Ma perché sei ricoverato allora?-
-Beh, ecco… non sento male, ma non sento neanche.-
-Che diavolo significa?-
Lu distolse lo sguardo. Non riusciva proprio a dirglielo, e la cosa lo faceva sentire alquanto stupido: che diritto aveva Carl di farlo stare così? E perché diavolo si stava sentendo così dispiaciuto e atterrito dal dirgli che era diventato in tre secondi paraplegico?
-Che, beh…-
-Non credo che la parete sia più interessante di me.- Carlo lo interruppe stizzito.
-Non è più interessante di te, ma cristo, sto cercando le parole adatte per dirti che non potremmo mai più fare sesso perché sono un handicappato del cazzo. E nel dirtelo ho una fottuta paura di perderti, perché non che una scopata avrebbe cambiato di molto le cose, ma dopo tutti i nostri discorsi una scopata mi avrebbe fatto sentire leggermente più sicuro della tua presenza. Ecco. Fottiti.-
aggiunse l’ultima parola con un respiro profondo, poi rimase in silenzio a contemplare la parete che aveva scatenato l’ira di Carl.
-Beh, ma secondo te dovrebbe importarmi?-
-Guarda che l’idea di rimandare è stata tua!-
-Significa solo che è stata una pessima idea, ma l’unica cosa di cui ti importa adesso è il sesso? È l’unica cosa a cui riesci a pensare?-
-Sono un uomo. un uomo gay.-
-Gli stereotipi non funzionano, con me. Passerai la tua vita su una sedia a rotelle, forse, non sai nemmeno se potrai andare in bagno da solo o…-
-Cosa sei venuto a fare qui Carl? A farmi sentire male? Che cazzo di senso ha?-
Lu lo fissò negli occhi nocciola: al buio i capelli biondi sembrano sottili filamenti di rame. Intuì appena l’espressione del ragazzo e sbuffò al pensiero di averlo ferito.
-Scusa.-
Pronunciarono contemporaneamente quella parola, e ad entrambi parve surreale. Risero sommessamente entrambi, e Carl si sedette sul letto, evitando con cura le gambe di Lu.
guarda che per quel che valgono ora, puoi sedertici sopra.-
-Ma la vuoi smettere di dire queste cazzate? Sii serio per una volta.-
-Avrò una vita per essere serio. Non me ne sono ancora reso conto. Voglio aspettare un po’. Lasciami divertire, ok?-
-A volte mi sembra impossibile che tu sia più vecchio di me.- Carl si ingobbì appena dopo un lungo sospiro; Lu allungò il braccio per accarezzargli la schiena. Carlo allora si voltò verso di lui, sorridendogli –Non vado da nessuna parte.-
-Mi sembra giusto. L’hai promesso alle infermiere che saresti rimasto per la notte.-
-No, dico…- Carl ridacchiò, imbarazzato: Lu riusciva sempre a travisare qualcosa, il che rendeva gli slanci compiuti con coraggio molto più imbarazzanti e frammentati, una sorta di staffetta da “uomini coi coglioni” –dicevo, non me ne andrò solo perché sei paraplegico.-
-Cos’è, i sensi di colpa ad abbandonarmi?-
-No!-
-Non devi sentirti obbligato per quello che ti ho detto.-
-Non me l’ha mica ordinato il dottore.-
-Se te l’avesse detto lui non l’avresti fatto. Non devi preoccuparti, davvero, se fuori di qui trovi un prestante giovane che ti si propone in maniera oscena e che cammina ancora sulle sue gambe… ti capirei, sai?-
-Smettila.-
-È un discorso serio, che prima o poi dovremmo affrontare.-
-Hai delle costole rotte? Incrinate?-
-… no, perché?-
A questa risposta Carlo gli diede una gomitata sul petto, mirando bene allo sterno –Perché, ti ho detto che non me ne vado, e non me ne vado perché voglio vedere quello che sarà di noi perché, ops, per una volta mi sembrava molto più che solo sesso, e a stare con te mi diverto. Per cui, io non sono un buon samaritano, tu non hai alcuna frattura alla mandibola e non sei un cretino (sebbene io spesso abbia molti dubbi al riguardo) e quindi rimango quanto mi pare e piace, contento?-
Carl entrò con circospezione nella stanza e fu sollevato nel scoprire che l’unico letto presente era quello sul quale era sdraiato Luigi, addormentato.
Si mosse piano, non voleva svegliarlo anche se era andato lì principalmente per parlare; nel sedersi su una scomoda sedia di plastica la sua borsa prese contro le gambe emettendo un acuto rumore metallico.
-Ehi…- Borbottò Lu dal suo letto.
-Ehi…- gli rispose Carl, con palese dispiacere –Scusa, non volevo svegliarti.-
-Non c’è problema.-
-Come stai?-
-Mi brucia un po’ la faccia, per il resto… è tutto ok.-
-Ma perché sei ricoverato allora?-
-Beh, ecco… non sento male, ma non sento neanche.-
-Che diavolo significa?-
Lu distolse lo sguardo. Non riusciva proprio a dirglielo, e la cosa lo faceva sentire alquanto stupido: che diritto aveva Carl di farlo stare così? E perché diavolo si stava sentendo così dispiaciuto e atterrito dal dirgli che era diventato in tre secondi paraplegico?
-Che, beh…-
-Non credo che la parete sia più interessante di me.- Carlo lo interruppe stizzito.
-Non è più interessante di te, ma cristo, sto cercando le parole adatte per dirti che non potremmo mai più fare sesso perché sono un handicappato del cazzo. E nel dirtelo ho una fottuta paura di perderti, perché non che una scopata avrebbe cambiato di molto le cose, ma dopo tutti i nostri discorsi una scopata mi avrebbe fatto sentire leggermente più sicuro della tua presenza. Ecco. Fottiti.-
aggiunse l’ultima parola con un respiro profondo, poi rimase in silenzio a contemplare la parete che aveva scatenato l’ira di Carl.
-Beh, ma secondo te dovrebbe importarmi?-
-Guarda che l’idea di rimandare è stata tua!-
-Significa solo che è stata una pessima idea, ma l’unica cosa di cui ti importa adesso è il sesso? È l’unica cosa a cui riesci a pensare?-
-Sono un uomo. un uomo gay.-
-Gli stereotipi non funzionano, con me. Passerai la tua vita su una sedia a rotelle, forse, non sai nemmeno se potrai andare in bagno da solo o…-
-Cosa sei venuto a fare qui Carl? A farmi sentire male? Che cazzo di senso ha?-
Lu lo fissò negli occhi nocciola: al buio i capelli biondi sembrano sottili filamenti di rame. Intuì appena l’espressione del ragazzo e sbuffò al pensiero di averlo ferito.
-Scusa.-
Pronunciarono contemporaneamente quella parola, e ad entrambi parve surreale. Risero sommessamente entrambi, e Carl si sedette sul letto, evitando con cura le gambe di Lu.
guarda che per quel che valgono ora, puoi sedertici sopra.-
-Ma la vuoi smettere di dire queste cazzate? Sii serio per una volta.-
-Avrò una vita per essere serio. Non me ne sono ancora reso conto. Voglio aspettare un po’. Lasciami divertire, ok?-
-A volte mi sembra impossibile che tu sia più vecchio di me.- Carl si ingobbì appena dopo un lungo sospiro; Lu allungò il braccio per accarezzargli la schiena. Carlo allora si voltò verso di lui, sorridendogli –Non vado da nessuna parte.-
-Mi sembra giusto. L’hai promesso alle infermiere che saresti rimasto per la notte.-
-No, dico…- Carl ridacchiò, imbarazzato: Lu riusciva sempre a travisare qualcosa, il che rendeva gli slanci compiuti con coraggio molto più imbarazzanti e frammentati, una sorta di staffetta da “uomini coi coglioni” –dicevo, non me ne andrò solo perché sei paraplegico.-
-Cos’è, i sensi di colpa ad abbandonarmi?-
-No!-
-Non devi sentirti obbligato per quello che ti ho detto.-
-Non me l’ha mica ordinato il dottore.-
-Se te l’avesse detto lui non l’avresti fatto. Non devi preoccuparti, davvero, se fuori di qui trovi un prestante giovane che ti si propone in maniera oscena e che cammina ancora sulle sue gambe… ti capirei, sai?-
-Smettila.-
-È un discorso serio, che prima o poi dovremmo affrontare.-
-Hai delle costole rotte? Incrinate?-
-… no, perché?-
A questa risposta Carlo gli diede una gomitata sul petto, mirando bene allo sterno –Perché, ti ho detto che non me ne vado, e non me ne vado perché voglio vedere quello che sarà di noi perché, ops, per una volta mi sembrava molto più che solo sesso, e a stare con te mi diverto. Per cui, io non sono un buon samaritano, tu non hai alcuna frattura alla mandibola e non sei un cretino (sebbene io spesso abbia molti dubbi al riguardo) e quindi rimango quanto mi pare e piace, contento?-
Current Mood:
sleepy
Current Music: Jenny was a friend of mine - The Killers
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