05 December 2009 @ 03:56 am
Fisso l'orologio in cerca di un'idea.
Quel che scrivo spesso contiene, da qualche parte, un meccanismo della trama che richiede un certo esemplare ingegno, perché il lettore aborrisca dinnanzi alla fertilità della fantasia umana usata nei modi peggiori.
Così scrivendo ci si improvvisa vandali e machiavellici sabotatori.
Ma fisso l'orologio e l'idea non viene. Stesso orologio-sveglia che potevo fissare sei mesi fa, e lo fissavo, nella semioscurità, e la lancetta metallica dei secondi mi sembrava una lama che calava.

Seminario fatto, poi a casa, bagno pulito, e anche qualche ripiano in camera, tradotto e analizzato trattati internazionali e sistemato appunti mentre aiutavo VB con il tedesco. VB è andata e io ho continuato, in attesa di poter dire che avevo finito il lavoro della giornata, sì da dedicarmi alla scrittura.
È il mio piacere di questi giorni, la scrittura.
"Gioco della rosa" procede, anche se diversi punti andranno sistemati a livello di prosa. Ma procede. Maneggio la prima persona narrante e mi chiedo perché mi ci trovo sempre così tanto a mio agio. Forse è una domanda stupida. Sì, ok, lo è.

Domenica arriva VB e sta qui finché non ripartiamo assieme per l'Italia. Sono quasi due settimane. Ma aspetto domenica per staccare, più che le due settimane, perché queste non dovranno essere troppo differenti dalle due passate.
Devo studiare, non c'è eccezione.
Ci saranno, ma siano piccole e contenute - datemi passeggiate al gelo e Glühwein e shopping pre-ritorno e sesso.
E realizzo che il lasso di tempo che comincia con la partenza di VB da Kiel e che finisce con il suo ritorno è una grande bolla di voglie irrisolte e quindi infine attesa. VB funge da stacco incarnato, qualcosa che mi costringe a diversificare le mie giornate - non solo studiare, farmi da segretaria, mangiare, pisciare e dormire. Ci sono momenti in cui la odierò proprio perché mi distrae, ma saranno affari miei.
La volta scorsa l'ho minacciata con la mia veloce-a-nascere esasperazione dicendole di non spostarmi le cose. Di riempire la camera di merda ma non spostarmi le cose, ho pensato, perché un oggetto spostato minacciava la mia ottimizzazione del tempo.
Mi ha poi accudito a modo suo, un modo molto accudente di accudire (trovo spesso persone con questa vena; devo fare pena), concernente il finire le sue passeggiate andando a comprare cose a caso da mangiare o piccole cazzate mentre ero a lezione.
E farò discorsi triti e ritriti, ma tornare a casa e trovare qualcuno è sgravante - discorsi triti e ritriti poco romanticizzati: tornare a casa e trovare cibo già pronto, dolce in aggiunta, computer già acceso e uno svago che non va creato ma è già pronto.
Amo questi piccoli "alleggerimenti", perché non ho una Mater che me li sgravi di dosso più di quanto io faccia con lei. Ho una Mater che cucina e fa lavatrici quanto me, in uno splendido rapporto di coesistenza senza pesarsi addosso. Ne sono felice, perché mi ha abituato a una certa indipendenza da certe comodità - che mi gusto come mi gusterei il dolce in aggiunta.
Che poi io sia incapace di badare a me stessa, nel senso che mi curo con la dedizione che necessita una pianta grassa (ossia, ricordarsi per caso che va curata), è un Leitmotiv altrettanto trito e ritrito. Se lo facessi, non avrei i miei momenti di scrittura e di osservazione profonda dell'orologio, che valgono mille volte più del dolce in aggiunta, perché senza il secondo sopravvivo, senza i primi se sopravvivo do di testa (non è un modo di dire: quando mi sento alienata da me stessa divento aggressiva, solo che non so veramente essere aggressiva con convinzione, solo per finta, quindi accumulo ed entro in empatia con Fight Club).
Sto prendendo la biada omeopatica per dormire e non so se funziona o se accondiscende la mia volontà, che è forse l'unico rimedio a cui credo (per questo, quando non funziona, vado in crisi religiosa).
So che ho voglia di fare pausa quanto entusiasmo ho mentre a una lezione riesco a dire qualcosa che valga la pena di ascoltare, ed ambo i sentimenti sono incerti e traballanti.
Ho voglia di tornare a casa, ma non ho voglia di tornare in Italia.
Non so dire se ho paura di tornare in Italia, so che qualcosa mi inquieta, e non so se ne ho ragione più di quante ne avrei al pensiero di vivere qui. Non conosco politicamente la Germania di oggi. Posso seguire poco i giornali. I problemi tedeschi mi sembrano a tratti incredibilmente ridicoli rispetto a quelli italiani e tratti immensamente peggiori, semplicemente inghiottiti e digeriti più in fretta perché il sistema funziona e macina ogni disfunzionamento senza pietà.
Mi vergogno di venire dall'Italia. No, non per Berlusconi - che è un uomo, e un uomo non fa una Nazione - non per così tanto a lungo. Penso spesso che mi troverei in sintonia con il suddetto molto più di quanto mi trovo in sintonia con miei conoscenti che patteggiano per lui; anche più di quanto io lo sia con i conoscenti che sono contro di lui.
È che mi sembra tutta la stessa latina confusione, una politica fatta di indignazione urlata e scegliere con chi schierarsi per avere qualcosa di cui parlare durante l'aperitivo (o altro incontro socializzante). Tanto sono tutti scontenti a priori per colpa di qualcuno - Berlusconi, i comunisti o la Chiesa Cattolica. Si possono anche accoppiare, volendo.
Mi manca qualcosa su cui non sono aggiornata, e da qui ho l'ottica estera - che peggiora la visione che ho dell'Italia, perché non me la fa più vedere come colpevole di se stessa, ma come vittima ridicolizzabile di se stessa. Un piccolo paradosso a cui si perdona molto perché è buono per le vacanze ed è paradigma delle romanticherie. Berlusconi, letto dall'esterno, ha addosso questo "culto di Berlusconi" dai toni tragicomici, che uniscono trame politiche machiavelliche a una maschera da Grande Fratello che controlla i media per oscuri scopi a questo Casanova impudente e perciò adorato. Da chi? Dall'Italia? Dopotutto è la visione estera, e le visioni estere generalizzano sempre. Ma devo dare colpa agli italiani, a tutti i singoli, se permettono che questa sia l'idea pubblica, se permettono che ci sia un muro a livello comunicativo, con i vecchietti nelle case a rincoglionirsi di TV e i loro figli che potrebbero accedere a testate estere per informarsi e usare questa cazzo di lingua di scambio che è l'inglese ma non lo fanno. Tanto, sarebbe inutile.
E se ho temuto che la Comunità Europea o addirittura l'ONU potessero indignarsi al punto di sollevare veramente il dito contro l'Italia, mi sono sbagliata. Siamo uno sputo romanticizzato. Avremo l'attenzione internazionale quando eguaglieremo qualche sterminio di massa - per il momento, possiamo avere l'attenzione di curiosi intelletti radical-chic che si divertono ad addossare all'Italia concetti temuti (il Grande Fratello, la monopolizzazione dei media, il culto di Berlusconi) che finalmente possono riattualizzare e analizzare dal vero. Se l'Italia va a rotoli sono cazzi dell'Italia - ma prima che ci vada totalmente ci sono una serie di stadi di mezzo che non voglio esperire, ecco il punto. Li esperirei con piacere se mi sentissi parte di una popolazione soppressa che vive un brutto momento e quindi vale la pena di mettersi in gioco, ma mi sento nata in una Nazione che lascerei a se stessa dando le sue ricchezze a qualcun altro che sappia gestirle meglio.
Non sto parlando di rivolte popolari mancate o altri scenari affetti da nostalgia per il '68 o per la fratellanza ai tempi del Fascismo. Di questo si parla sempre e non si fa mai veramente - non è possibile farlo, perché non ci sono barriere da superare per mostrare la propria convinzione. Il poliziotto italiano davanti alla sollevazione non rade tutto al suolo, e una sollevazione è come sparare a un cadavere. Il poliziotto non spara non perché è umano (humane), ma perché altrimenti finisce dentro. No, non sto dicendo che "i poliziotti dovrebbero fare il loro dovere e ammazzare i rivoltosi". Non è il dovere dei poliziotti il punto.
Parlo di lasciare il cesso pubblico pulito e di non usare la propria posizione lavorativa per assoggettare il prossimo prima che ti assoggetti - anche se in molti casi il problema non si pone, perché i lavori vengono dati per amicizie e conoscenze e quindi i dipendenti non hanno dignità da ferire. Partono felicemente assoggettati - sono fortunati, loro, che hanno un lavoro grazie a Tizio, che è così gentile e simpatico. E se qualcuno, mentre il proprio lavoro lo svolgono, viene a reclamare i propri diritti, suona ridicolo e basta.
Vi immaginate una persona che va a reclamare in posta perché la lettera che doveva arrivare entro cinque giorni è arrivata il sesto? Qualche vecchietta, forse, e stranieri (che ingenuamente, nella povertà dei Paesi da cui vengono, pensano che in questo Paese, che invece è civilizzato, i cittadini non vengano presi per il culo). Non c'è spiegazione da dargli. Gli si direbbe: "Se avevi fretta, pagavi di più."
Marcel dice che vorrebbe vivere in Italia perché in Italia sei sopra alle leggi se hai soldi.
Marcel dice che la cosa strana, in Italia, è che puoi avere esattamente quel che puoi avere in Germania, solo che le stesse cose in Germania sono per tutti e in Italia sono a pagamento. E ha ragione.
Se prendo le cose necessarie per vivere (alloggio, cibo) è peggio: qui costano meno. E non devo neanche pagare i mezzi perché sono studentessa, e per essere studentessa pago meno. Non devo neanche comprare chili di libri scritti dai miei professori.
Eppure la Germania è un Paese ricco, più ricco dell'Italia, quindi dove vanno a finire gli stipendi?
Qui posso scegliere. Posso andare in centro ad Amburgo e comprare nella stessa via un orologio da €12,000, una confezione di the a €130, un vestito a €3000 e una penna a €900. Trovo ciò francamente inquietante, ma quel che conta sui grandi numeri (le singole persone), è che posso scegliere. Che lo studente può scegliere di continuare a studiare: lavorerà ma potrà permetterselo anche senza essere uno di quei rari esempi che in una Milano vengono additati come eroi dello stakanovismo. Tra l'altro, qui mi sento meno presa per il culo: le lezioni sono fatte dell'analisi e del confronto, e lo studente deve creare la propria conoscenza, non è una macchinetta fotocopiatrice di nozioni che non sa come applicare perché non gli viene insegnato. Lo studente non deve assoggettarsi al docente, come prerequisito per avere un bel voto (cosa che ho puntualmente evitato e con grande soddisfazione, convinta che i docenti non assoggettanti si sentano ignorati e quelli assoggettanti si sentano soli a quell'altitudine).
Parlo di istruzione perché è fondamentale. Non per romanticismi, ma perché crea forza-lavoro qualificata.
E menti diverse.
Seguire un corso non significa più procedere per l'obiettivo di compiacere il docente, o lavorare significherà compiacere il capo (da compiacere e temere, come l'insegnante). Mi piace compiacere i professori - no, adoro entrare nelle grazie dei professori, purché mi lascino la libertà di studiare a modo mio. Purché mi lascino una certa dignità, e non la funzione di ripetere quello che loro credono sia giusto.
Ottica italiana: diventa amico di Tizio e sarai esonerato dai compiti più pallosi. Questa ottica, da me spesso così ben applicata, ha ovviamente fatto sollevare da chi non mi conosceva (e forse anche da chi mi conosceva) indignate lamentele su ingiuste preferenze. Il che è formalmente corretto, non fosse che studiavo più di loro - ma cose diverse, cose più interessanti e meno umilianti.
L'Italia è quel posto dove ho dovuto insistere perché una docente mi facesse fare un esame, poiché voleva darmi trenta e lode a priori, e ho insistito perché se non me l'avesse fatto fare avrebbe dato un cattivo esempio - e ancora più studenti avrebbe emulato la cosa sbagliata, non l'amore per lo studio ma il cercare di entrare nelle grazie di un docente umiliando (ulteriormente, oltre che studiando cazzate) se stessi.
Il caro OE - per chi lo ricorda - ironizzava sul fatto (con certa acrimonia) che una certa pubblicità a Milano asseriva che fosse un diritto umano possedere un certo pezzo di tecnologia. OE domandava dove stessero i doveri.
E capisco il trito e ritrito dire che per avere diritti bisogna svolgersi i propri doveri. Non è una questione morale, per me. È il realizzare che se non si ha la coscienza a posto sui doveri dovuti, non ce la si avrà sul reclamare diritti.
Ho spesso tacciato gli italiani di reclamare sempre e lamentarsi per ogni cazzata, e ho cambiato idea. Gli italiani non reclamano diritti, fanno qualcos'altro. Non so cosa, ma qualcos'altro - perché a livello di diritti l'abitudine media è una presa per il culo.
È una presa per il culo l'impiegata che dice che non è sua competenza il tuo problema, e non perché lo sia, ma perché ciò che conta per lei è che tu non le rompa le palle. Qualcuno le ha tolto il diritto di avere responsabilità quando le è stato tolto quello di fare un lavoro dignitoso, e chi è il folle che si carica sulle spalle responsabilità indegne?
Perché in Italia il tizio al bar si comporta come se fosse mio fratello dopo che abbiamo bevuto una birra insieme, e poi non aiuta lo sconosciuto che non sa come obliterare un biglietto?
Perché la compagna di università mi lava i piatti e poi lascia la bottiglia vuota di birra in bilico su un muretto?
Perché la collega sul lavoro mi confida le sue paturnie sentimentali pretendendo me le tenga per me quando siamo nello stesso ufficio per caso, e poi allunga il collo per sentire un pettegolezzo indiscreto che non si dovrebbe sapere?
Perché, ricordando la ridicola posizione degli esseri umani dotati di vagina in Italia, il mio ragazzo mi tratta come se fossi una principessa indiana e quando ci lasciamo ci prova ubriaco con una tizia sfogando tutta la propria volgarità, che nella quotidianità dice essere offensiva, con una tizia che sa che non rivedrà mai più?
Non l'ho mai capito.
No, è inesatto: mi sono immedesimata e ho colto sprazzi, ma è qualcosa che mi sono lasciata alle spalle ed è come se fosse successo eoni fa. Non lo voglio sapere come non voglio sapere i segreti di nessuno, che non sono regali ma vincoli - a qualcosa di chiuso in una bella scatola decorata a marcire.
Beninteso, non sto facendo un confronto assoluto tra Italia e Germania. Non ho né dati né competenze. Kiel mi ha semplicemente mostrato delle alternative a problemi di una società che conosco (quella italiana), e mi chiedo perché non dovrebbero funzionare. A partire dai cessi puliti. O forse mi chiedo con che diritto un italiano può rivendicare diritti quando lascia il cesso sporco, ecco.
E, per la cronaca, sì, sto generalizzando. Ho detto di essere estraniata dall'Italia, che vedo dall'esterno. Il punto non è che non voglio rientrare in questo sistema che ho descritto nelle sue imprecise generalità, ma che voglio potermi sedere sui cessi pubblici perché li lascio puliti, voglio che la mia lettera arrivi in cinque giorni se c'è scritto che arriva in cinque giorni sotto al prezzo, voglio che il mio prossimo mi tratti con rispetto chiunque io sia, perché faccio lo stesso.
"Voglio" è, pure, impreciso.
Non credo si possa esigere qualcosa da una collettività più di quanto lo si possa pretendere da un singolo. Semmai, se il rapporto è sbilanciato, si può troncarlo - l'ho detto che parlo dell'Italia come una fidanzatina che ha appena mollato il fidanzatino, no? Peccato che non abbia mollato l'Italia.
 
 

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04 December 2009 @ 05:10 pm
The end of a long but fairly productive day. I drew a Tarot card for inspiration this morning and got "Judgement", which is about shedding old skins, renewel, resurrection. After a bit of a dry spell these past few days, my writer mind resurrected itself and I sloughed off some dead stuff and added some new. Not a bad day.





And yes, my office really is that dark and murky and red. ;-)
 
 
Current Location: Office working, mostly
Current Mood: tired
Current Music: R. Carlos Nakai flute music
 
 
The results of Slate Magazine's "Write like Sarah Palin" contest! No, I didn't enter.
http://www.slate.com/id/2237261
 
 
Current Mood: amused
 
 
04 December 2009 @ 12:21 pm
Operation Spider Lift was a success. No casualties at all. He is now a free range spider.
 
 
04 December 2009 @ 09:50 am
I have a new friend. I call him Spider. Actually, he is a spider and he is currently living in the guest bathroom sink. He is in considerable danger of being washed "down the water spout", although I am careful. I really need to get a glass or something and air lift him outside. I think he's just a wolf spider. I don't know what a brown recluse looks like.

Here's Spider.





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03 December 2009 @ 11:22 am
LOL! Watching bits and pieces of "Psycho Beach Party" and Thomas Gibson from "Criminal Minds" is in it as a surfer dude named Kanaka. Same haircut. Same stone face. Horrible acting. Picture Hotch in a Hawaiian shirt and board shorts. And then in black lingerie and bondage cuffs! Too funny!

Enough jocularity. Off to work.
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Current Mood: amused
 
 
03 December 2009 @ 08:26 am
Sveglia alle 7:30. Non troppe ore di sonno godute. Niente brina, stamattina, con un lieve dispiacere - avere caldo e le lenti scurite dal sole mentre sulla panchina di fianco a te ci sono cinque millimetri di zucchero a velo fa sentire in una dimensione a parte.
La brina disegna nuove, bianche, forme sulle foglie e sull'erba. Brillano così tanto che pensi ti pungerai schiacciandola tra le dita.

Prendo biada omeopatica per dormire, e dovrebbe curare lo stress, ma non cura l'ammontarsi di impegni che lo causano, e comunque faccio cose stupide come non zuccherare il cappuccino e chiudere il programma con cui mi connetto anziché una cartella e dimenticare il quaderno a casa (tutto avvenuto oggi e nei 30 minuti dalla sveglia di oggi).
In contemporanea però torno a essere un po' me stessa, ossia quella studentessa che alle lezioni parla, fa domande riconoscibili ("[Semantica] Cosa succede se una parola si riferisce a più concetti di cui però nessuno esistente nella realtà?" "Tipo?" "Strega. Razza.") e commenti da bar ("[Campi di concentramento]... Solo perché i russi non hanno perso la guerra."). Un riconoscimento solo da parte mia, ma basta e avanza.
Ieri sera ho anche aiutato un ragazzo della pizza disperso nello Studentendorf. Non è il fatto che io possa dare aiuto a confermare il mio parlare, ma il fatto che lui era di fretta ma non ho dovuto farmi ripetere cose (il che non significa che io abbia capito tutto, comunque; le informazioni secondarie sono state registrate con lacune).
O forse è la frenesia a dare il genio. L'ho spesso pensato. In questi giorni ho avuto idee e rivelazioni che normalmente mi vengono concesse in archi di tempi di molto superiori, e ho la sensazione certezza che senza frenesia non sarei in grado di ottimizzare come sto facendo, sia in tempo che in uso del cervello che in metodo organizzativo.
Il contro è non avere alcuna mano salda su quello che faccio. Ciao, psicosi contemporanea post-luddista.
Tra l'altro, devo sistemarmi i capelli, comprare sigarette, prelevare e andare in biblioteca a stampare prima delle lezione alle 10:00, quindi: fine post.
 
 

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02 December 2009 @ 08:28 pm
I made one of my sporadic visits to the post office today to mail the contest book marks and when I checked my mail, there was a large package waiting for me. Inside was an almost life sized statue of an otter, sent to me by a generous and thoughtful lady named Holly Hancock. Holly, if you're here, THANK YOU!! She's adorable. At the moment she is standing guard at my office door.






She looks very happy there, don't you think? :-D
 
 
Current Mood: delighted
 
 
02 December 2009 @ 04:44 pm
Finally got my flu shot! Having had something very like H1N1 two years ago, I sure don't want it again. Lost 10 days of my life to that and don't remember much about them, except pain.
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02 December 2009 @ 04:56 pm








a lot of pointless work but some useful expirience with landcation* included
*tutor's word
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02 December 2009 @ 04:01 pm


I haven't been quite the same
So sure the story of my life would never change
Then in a bright eyed way
She rinsed out the soap in my eyes
and wrote a song that I'm about to sing
She's a magnetic girl, oh, that, that I hardly even know
So this is not another love song
Just a list of things that I should know
And everyone should know that

One: You've got to take it kind of slowly
Two: You've got to hurry up and make your move
Three:You've got to tell her how you're feelin and)*
Four: You've got to be the perfect gentleman
You shake a wall
You've got to make it bend, yeah
You've got to show her that she's the balance beam
and I keep falling all around her fairy tale. Fairy tale.

We took a walk in the rain
I suggested, she confessed
There's a heart near by to cast that shade
Stay cool but I'm giddy like a school boy
You've got to handle with care, this is not a toy
Then gradually touch
And though our clothes were wet we sat and smiled)*
I never thought I'd smile so much, ah
The first kiss always says the most, like

One: You've got to take it kind of slowly
Two: You've got to hurry up and make your move
Three:You've got to tell her how you're feelin', and)*
Four: You've got to be the perfect gentleman
You shake a wall
You've got to make it bend, yeah
You've got to show her that she's the balance beam
And I keep falling all around her fairy tale.

I said oh, fuh-fah a fairy tale, ah
*(Oh, uh-ah a fairy tale, a fairy tale, my, yeah)*
I wanna sing to you


*(Everyone should know that)*
One: You've got to take it kind of slowly
Two: You've got to hurry up and make your move
*(Three:You've got to tell her how you're feelin', and)*
Four: You've got to be the perfect gentleman
You shake a wall
You've got to make it bend, yeah
You've got to show her that she's the balance beam
And I keep falling all around her fairy tale.

My, my fairy tale

Some kind of fairy tale, some kind of fairy tale
And, everyone should know that.
 
 
02 December 2009 @ 10:49 am
Ma vi pare che rileggendo Berserk i due numeri a caso che mi mancano dovevano essere proprio il 12 e il 13?

 
 
Current Mood: nostalgic
 
 
01 December 2009 @ 06:22 pm
Cross posted from Outer Alliance:

So we do an annual thing at circlet.com where from December 1st to
25th we post a new erotic science fiction or erotic fantasy story
every day, just for a day.

It's my version of an advent calendar, where you get a little
something sweet every day while you count down to the big holiday of
love and joy. In my world, love & joy = erotic stories, of course!

The stories are like Circlet Press itself, varied, some gay, some
lesbian, some het, some kinky, some genderqueer, some more difficult
to categorize than that. The main thing is there's a new one each day
appearing around 1am Eastern US time, and then the old one disappears
around the same time, so people are encouraged to come back again and
again.

Please drop by and sample the free sweetness, and if you are so
inclined, please pass the word in your own blogs & social media. It's
a party that everyone is invited to.

Cecilia Tan
Editorial Director
 
 
01 December 2009 @ 05:09 pm


сегодня, утром первого декабря, земля и небо замерзли
очень пунктуально
колготоногие школьницы, скользящие по пушистой белой изморози в балетках, меня утешают (смешное человеческое чувство группы)
на дверях аудиторий второпях напечатанные объявления "сегодня профессор будет не в 10.00 а в 10.35"
у всех машины, у всех не заводятся

здесь что ни паб - так "ye olde" (ye olde ox, ye olde rose, ye olde pub) или "someones arms" (carpenters, builders, fathers)
идеальный британский бар в палату мер и весов - ye older's arms!
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01 December 2009 @ 04:55 pm



this is it )
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01 December 2009 @ 05:00 am
Ah, come sto dando di testa.
Non è lo studio, no, è l'agenda che scandisce tutto con appuntamenti irrinunciabili. Venerdì - giornata libera - si è aggiunto un seminario di quattro ore per internazionali sul trovare lavoro etc etc in Germania. Mi sarà utile. Irrinunciabile.
Sto scrivendo. O, meglio, ieri sera ho scritto - ma è da giorni che non riesco a dormire (anche) perché trame e idee mi vengono in testa, e quindi devo accendere la luce e appuntarmele.
Mi sento stupida.
Mi sento stupida perché non conosco gente con così poco tempo libero quanto me (qui, beninteso). E non è abbastanza non è abbastanza non è abbastanza. So che anche sto facendo degli investimenti a lungo termine, ossia: la traduzione di pagine e pagine per tre o quattro ore al giorno - più le lezioni - mi sta riempiendo la testa di termini che ora non ricordo, ma che saprò quando la mia testa avrà modo di fare pausa e quindi digerirli.
Al corso di tedesco stiamo facendo il Konjunktiv I, "quella cosa che anche i tedeschi sbagliano a usare" (non c'entra nulla con il congiuntivo italiano; in italiano non esiste un equivalente), e io riderei (se ne avessi le facoltà mentali) perché scrivo testi con il Konjunktiv I (se sono corretti lo saprò settimana prossima) e continuo a non capire quello che dice la gente. Non capire abbastanza, intendo. Se poi parlo con studenti capisco ancora meno. (Non ho capito cosa stava dicendo la mia coinquilina, me l'ha dovuto mimare, e stava semplicemente dicendo "Hunger" - non l'ho minimamente riconosciuto.)
E sono le quattro del mattino.
Il sonno è un incubo.
Mancano meno di tre settimane, e non posso permettermi quel rallentamento pre-vacanze che tanto volentieri mi godrei - e quanto ne gioverei.
Settimana prossima un Referat, questa un altro (e non ho ancora capito cosa dovrò dire esattamente). Di settimana in settimana brevi testi da scrivere, altri da tradurre e poi analizzare, stampo materiale e materiale e materiale e - Dio!, quanta di quella roba non riuscirò a leggere?
Non ditemi che studio troppo, sarebbe inutile, perché il fatto è che sto lasciando indietro lo studio di fotocopie di uno dei corsi.
E sto disperatamente cercando una soluzione ottimizzante. Per gennaio, come ennesimo racconto settimanale da analizzare, ho "Tonio Kröger". 128 pagine. Verrà letto in italiano con testo a fronte (leggendo il testo a fronte e consultando quello in italiano). Non trovo altra soluzione - e vorrei dirmi che mi dico ciò per frenarmi dallo sbattermi di più, ma non riesco a sbattermi di più. Tutta la volontà defluita nello studio e nella costanza (e in altre incombenze), al mattino non voglio nettamente svegliarmi. L'idea di andare a dormire, poi, è terrificante - terrificante l'idea di dover attendere il sonno, perché perlomeno - finché traduco - penso a una sola cosa per volta - oh, ci sarebbe altrimenti sempre qualcosa a cui pensare - ma in quell'inferno ad attendere ci devo andare perché devo dormire.
E, così, sento che sto per crollare.
Solitamente (cioè: dalle superiori in poi) mi do piccole pause per non sentirmi ingabbiata. Se qui, con questo sistema (che preferisco), perdo una lezione, non la ritrovo più. Perché già le colgo così poco.
Oggi, al corso di tedesco, il compito era: ascoltare un testo letto a normale velocità e riassumerlo su carta.
Mentre parlava, ho pensato che avrei detto qualcosa del genere:
"Non ho capito abbastanza da scrivere un discorso sensato. Posso riportare parole e connetterle tra loro con coordinate e subordinate e congiuntivi, se vuole."
Se non avesse riletto quel testo non so che ne avrei ricavato.
Ma sono domande inutili, perché ogni giorno ho questa costante impressione di non farcela abbastanza neanche da comporre - scrivendo o studiando o organizzando - il minimo indispensabile.
Certo, ora parlo con più fluency. Sto anche eliminando l'odiosa "e" finale all'italiana (ma la "i" è ancora da correggere). Al corso le lezioni sono fatte per farci parlare, discutere di temi d'attualità e non, dalla Bibbia alla pillola del giorno dopo alla lingua come mezzo culturale, e sono una delle persone che parlano di più. È qualcosa (ma non abbastanza).
Mi pesa non avere alle spalle anni di tedesco come le persone del mio gruppo né essere in un gruppo inferiore; mi pesa questa posizione interstiziale, per quanto io ami le posizioni interstiziali, nel senso che ci sono abbonata. Mi pesa essere supposta fare due scritti in tedesco di giurisprudenza e non essere considerabile così priva di padronanza da essere facilitata. Sarò facilitata? Pare che di solito gli studenti Erasmus lo siano - di solito gli studenti Erasmus non studiano, pare. Mi pesa l'aver scritto e-mail formali in tedesco complesse per dimostrare che potevo seguire un seminario; no, mi pesa che mi abbino creduto, che abbiano creduto alla mia padronanza; mi pesa che i docenti italiani vogliano che faccia il doppio e quelli tedeschi possano pensare che io sappia fare la metà. Mi pesa non sapere quanto posso fare. Voglio un esame, ora. Non avrò pause per studiare cose lasciate indietro, non tempi vuoti in cui infilare studio aggiuntivo, quindi un esame ora è verosimile quanto uno a gennaio.
Mi pesa l'ineluttabilità con cui voglio imparare il tedesco. Non voglio trovarmi ad avere nessun'altra possibilità se non quella italiana. Mi preme mantenere i buoni propositi e l'impegno. Tanto lavoro e dedizione in un clima così dedito mi fanno pensare che è bene che io faccia un anno qui (devo chiedere formalmente la proroga, e dovrebbero darmela), finisca la triennale e poi m'informi per la magistrale in un Paese anglofono. E torniamo al Sud Africa, per esclusione. L'Inghilterra mi sta troppo sulle palle e gli USA temo mi parrebbero più infantili della Germania, ma meno efficienti (anche se vorrei andarci). Il Sud Africa probabilmente è un disastro su ogni fronte imbonito con infantile retorica per darsi forza, ma ho idea che per il mio indirizzo lì sia pieno di corsi fatti su misura.
E venerdì seminario sul know-how del lavoro in Germania, perché prima o poi conoscerò abbastanza la lingua da poter lavorare, e per motivi che lascio a voi indovinare qui ho più voglia di lavorare che in Italia. Mi sento più spronata. E no, non è soltanto lo stipendio mediamente migliore.

Per la cronaca, riguardo al mio scrivere, ho ripreso in mano "Gioco della Rosa". Come molti scritti è stato scritto fino a 1/2 o 2/3, poi ha dovuto macerare. Questo più a lungo.
È come se, scrivendo di fila, mi saturassi del racconto fino a divenire morbosamente incapace di avere un occhio critico nel proseguirlo.
Se lo finisco, dovrò sbattermi per trovargli una collocazione. Esula dal giallo/noir/thriller/etc, e quindi non saprei a chi rifilarlo. Sto anche pensando se sbatterlo online, ipotesi che manterrebbe inalterato il rapporto tra parole e grafica che gli ho appioppato - è un racconto (lungo, forse diventerà un romanzo breve) concettuale.
Intanto, butto giù scene e descrizioni e idee per quel racconto che ha a che fare con infermiere psicopompo e il precedentemente citato Schneider e Lucifero e Gesù Cristo. Come da norma, lavoro a più di una cosa alla volta, con una certa proporzione nei tempi.




«Non mi sento la giustizia solo perché ho potere su qualcuno.» Alex coglie il collegamento, para e attacca. «Una rosa è una rosa è una rosa.» cita. «Se ho potere su una persona, allora ho potere su una persona – non uso il potere che ho su una persona per dire che sono nel giusto.»
«Ma infatti tu non sei nel giusto, tu crei giustizia.»
 
 
01 December 2009 @ 12:22 am

здесь могла бы быть прекрасная и дерзкая фотография рождественского пениса,
которая отпугнула бы от меня нежелательный контент роботов и людей, которые пишут как роботы, но фликр ее заблокировал


на днях от университета ездили в областной центр (шоредич? шередич? шредедич? мне не даются в руки лондонские округи)
в минилаб Rapid Eye учиться делать ситайп. c-type - это когда фотография печатается напрямую с негатива,
минуя такие излишества прогресса, как сканирование. волшебство в черной комнате, алхимия и гарипотер.
ни одного фотоувелечителя я не видела ни разу в своей жизни, хотя знакомый мне с. покупал летом советский
(крокус? магнолия?) и я знала, что он что-то там долго делает в темной ванной по ночам,
но не более того. в том числе и поэтому мрачная комната, оборудованная аналоговым р2д2, произвела на меня большое впечатление
спустя рукава и два часа мастурбации с контактными листами (теперь я знаю, почему они называются "контактными" )
у меня получился первый удовлетворительный принт. филлип грозился, что мы увидим качество настоящего отпечатка
и никогда больше не сможем вернуться к инкджетам, но меня это зернистое убожище не пробрало до костного мозга
конечно, все дело было в плохо отснятой пленке, не в качестве печати. все из-за меня.

кстати, о качестве - мне нравится, как бережно третьекурсники берут свои негативы за жабры пальцами в тонких белых перчатках,
как любовно они обдувают их из баллончика перед тем, как положить в сканер
как собирается пот на их верхней губе, когда они смотрят негатив на свету, и как ходит вверх-вниз кадык
когда-нибудь я тоже куплю себе белые перчатки и баллончик, а пока у меня - волосатые картинки начинающего.

кстати, о контактных листах - оказалось что пивной монстр lee williams печатает для (снова он. какое-то проклятие) тима волкера.
забавно смотреть, как твой продукт вылезает из той же дырки, из которой до этого вылезали контакты tim walker 11/09 commercial
(как мало нужно для того, чтобы закапать в юношу немного надежды на будущее с карточными играми и легкими женщинами)
ждите от тима минималистической рекламы с нелепо стоящими на белом шкафу. стены - синие, рекламируется, кажется, обувь, или же стройные ноги.
слишком просто для тима, возможно, в будущем эти картинки обрастут конфетами и гирляндами.

завтра утром я узнаю свои оценки за первые два проекта, и кто бы знал, как мне
зовите меня бложиковой вирджинией ву и грубым порнократом, но у меня тоже есть чувства
страха.
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30 November 2009 @ 11:39 pm
L i  


турки от нее без ума.
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30 November 2009 @ 01:18 pm
Still "couch sick". Advantage: catching up on all my recorded "Criminal Minds" and "Queer as Folk" reruns. Disadvantage: Beginning to confuse the two.
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29 November 2009 @ 08:20 pm
Perhaps you've seen those cute little stickers some people use in their car rear windows, little stick figures identifying Mommy, Daddy, and all the kids by name and relative size? At our house we refer to them as "the pedophile's menu."

Tonight on Dexter, serial killer Trinity uses them to kidnap a young boy, using the family names to convince the kid he's a figure of authority who knows his family.

Seriously folks—rethink those name stickers!
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