Sono finita in una vacanze di una manciata di turchi –quarantasei per l’esattezza-, venuti in gelateria prima di tornare in patria da quel di Modena, giutni qui grazie al festival delle bande militari. Che amore, vero, la nostra cara e rinomata accademia?
Fanculo.
Quarantasei persone della cui lingua non capisci una singola parola e la consapevolezza di essere mostrata sporca di gelato e sudata ad una qualche cena tra amici per vantarsi del viaggio in Italia… grande pacco.
Piccolo raggio di sole in questo schifo di monotonia lavoro-casa, il tatuaggio. Lo amo, lo amo, lo amo, anche se mia madre dice che sembra da deportato e la Tommyna dice che sembra disegnato con il pennarello.
Lo sclero non mi molla e la voglia di scrivere è tiranna. Non posso ribellarmi, so solo che vorrei fermarmi, prendere fiato e mettermi giù a scrivere. Di tutto. Ma soprattutto di Nicolae e Matteo, abbandonati già da un po’ molto –troppo- tempo.
Noi
C’è qualcosa nell’aria di quella stanza, qualcosa che li fa sentire lontani e vicini allo stesso tempo, come un segreto non confessato ma conosciuto da entrambe le parti. La consapevolezza di non essere più solo loro due, insieme, ma di essere… qualcos’altro, qualcosa di più.
Non me e te, ma un noi.
E non se lo sono mai detto.
-Nic…-
Matteo ha la gola secca, la voce roca dal sonno appena lasciato e da un paio di sigarette già fumate.
-Cosa c’è?-
-Io… non so, mi sento strano a stare qui, così…-
Sono nudi nella sua stanza, fissano entrambi il soffitto. L’odore di tabacco bruciato, di una notte di sesso consumata, del sonno dormito assieme si mescola a quella strana paura che hanno addosso, nascosta tra le pieghe delle coperte che nascondono appena i loro corpi nudi.
-Nudo?-
-No. c’è qualcosa che sento di dover dire, ma non so cosa. Non riesco a spiegarmi meglio di così.-
-Fa lo stesso, se non sai cosa dire meglio stare zitti.-
-Ma…-
Nic si mette a sedere, si volta verso Matteo e lo fissa. Dopo un paio di minuti di assoluto silenzio inspira profondamente e dice:
-Matteo Colombo, qui e ora ci siamo solamente noi. Questo spaventa anche me, perché, nonostante tutto il bene, l’amore che provo per te… l'idea di un noi, qualcosa di fisso, stabile, quotidiano com’è diventato il nostro rapporto… fa paura. Tanta. Ma non mi arrenderò a questa paura che è stupida e, ne sono fermamente convinto, passeggera perché in fondo siamo semplicemente noi da quando ci siamo conosciuti. È solo passato un po’ più di tempo, e questo fa si che le nostre vite non siano più le stesse l’uno senza l’altro.-
Matteo lo guarda, in un certo modo sorpreso e felice delle parole del compagno.
-Era esattamente quello che stavo pensando… ma non sapevo come dirlo. Come cazzo fai, me lo spieghi?-
-Te iubesc, te iubesc, te iubesc… e lo sai dal primo momento.-
Matteo scoppia a ridere, abbracciandolo.
-Noi lo sappiamo dal primo momento.-