ashuchan
30 October 2009 @ 01:42 am

<<Kill me.>> he said. <<Kill me>> he prayed, kneeling down with half breath. <<Kill me, kill me...>> he wishpered <<Death will be the gratest gift of my entire life.>>
<<You will left 'em alone...>>
<<I know, I know, I know...>> he muttered a thousand times <<But my soul had left this body so many years ago that I've already abandoned 'em.>>
<<Ok.>> I said.

Mi ha raccontato il suo primo ricordo con una riluttanza incredibile, come se gli avessi chiesto il modo in cui si masturbava. O qualcosa del genere.
Con l'indice guantato sospinse gli occhiali che gli erano scivolati lungo il naso da poco sbendato.
<<Il mio primo ricordo>> incominciò <<è mio padre che mi strilla di stare fermo, e mi chiama nasone.>>
C'era una quantità abnorme di documenti su suo padre, sulla sua intera famiglia, come se le fotografie e i video fatti in casa potessero soppiantare quella realtà che invece svelavano.
Non sorride spesso in quelle foto. Non con gli occhi, almeno. Sembrava quasi che qualcuno gli avesse appiccicato una bocca sopra la sua, rigirando il broncio e trasformandolo in uno smagliante sorriso di circostanza.
La plastica al naso peggiorò quell'impressione: le sembianze di una pelle fatta di plastica e di qualcosa ultraterreno venneroaggravate.
A volte sembrava un alieno anche a me, a me che lo amavo così tanto.
Sua sorella era forse l'unica ad averlo mai capito davvero. Sebbene fosse nata dopo di lui si comportava come se fosse la sorella maggiore: lui era troppo fragile, troppo diverso, troppo sensibile per combattere le proprie battaglie.
Il giorno del suo funerale mi ha ringraziato. Credo che lo sappia, immagino che anche se non a parole glielo avesse detto, in qualche modo.
Le ha comunicato che se ne sarebbe andato. O che era già partito. Credo che le fosse bastato uno sguardo per saperlo.
La prima volta li ho incontrati insieme. Lei parlava con un gruppo di miei amici, lui era nascosto dietro la porta del bagno, osservando il tutto con occhi vigili dal piccolo spiraglio lasciato dalla porta aperta.
Come se si nascondesse da noi. Come se volesse partecipare ma non potesse.
<<Non potevo, infatti. Non capisci? Io ero nasone, lei era quella bella, lei era una donna. Lei vi avrebbe abbagliati e io sarei stato una sagoma scura che si muove dietro un flash insistente. Ed ero nasone, nasone, nasone.>>
Avrei voluto che non avesse mai ascoltato una parola, niente, di quello che usciva dalla bocca di suo padre.
Lo invitai ad uscire dal cesso, solo me e lui e lui mi portò nella loro cucina preparandomi un tè.
Non so perché lo fece: era una sua abitudine bere il tè, presa durante qualche anno che aveva passato in Inghilterra nella sua infanzia.
Quando sua sorella ci trovò in silenzio a sorseggiare dalle tazze ordinarie la bevanda calda sembrava più incredula che contenta di vedere il fratello fuori dal bagno.
<<Per lui il tè aveva un significato rituale. Non era una cortesia per gli ospiti, era più anche di una semplice abitudine... il tè lo portava ad un livello superiore da questa vita, lo rendeva pari agli altri perché... per prepararlo doveva concentrarsi su questa vita e non...>> me l'ha detto oggi, poi è scoppiata di nuovo in lacrime.
Oggi era il giorno del suo funerale.
Vorrei ricordarmi altre cose, vorrei poter scrivere la sua vita come se gli fossi sempre stato accanto, fedele testimone della sua esistenza.
Ma non è così.
Mi consideravo un buon amico per lui, una cara persona, il suo medico curante, ma nulla più.
Ora che ci penso, credo di sapere perché abbia chiesto a me di ucciderlo. Prima di tutto potevo farlo. E l'avrei fatto per lui.
Ora so che lo sapeva, so benissimo che sapeva cosa provavo in realtà per lui.
Questa strana forma d'amore che mi ha intristito il cuore alla sua dipartita e me l'ha rasserenato con un sollievo inaspettato, come se la sua sofferenza si fosse appoggiata a me lieve, delicata, silenziosa, senza che me ne accorgessi. Quella malinconia che lo deprimeva ogni giorno è stata sconfitta dalla morte con il sollievo di entrambi.
E di tutti quelli a cui lui aveva permesso di avvicinarglisi.
Scommetto che molte delle lacrime di oggi nascevano da questa sensazione liberatoria, così simile a quello che deve aver provato lui in punto di morte che ce l'ha fatto sentire ancora più vicino.
Paradossale. E tipico di lui. Allontanarsi per rendesi più nitido, per lasciarsi mettere a fuoco e per metterci a fuoco.
Ma era da troppo che la sua luce abbagliava noi, le nostre ombre per lui si erano rese troppo confuse.
La distanza era cresciuta troppo.
Il giorno in cui mi sono laureato in medicina si è strappato il braccialetto in acciaio chirurgico che attestava la sua allergia grave alla penicillina.
<<Ricordatelo>> mi ha detto <<Per favore>> ha imploranto.
E quel giorno quando mi ha chiesto di ucciderlo... lo sapevo. L'avevo capito. Mentre il mio ago trasferiva in lui un medicinale che guarì milioni di persone ma che uccise lui, lui mi h chiesto scusa.
<<Scusa>> prima di scivolare dal letto, inginocchiandosi nuovamente a terra grottescamente, come se stesse chiedendo nuovamente ammenda per dei peccati che sapevo non aveva mai commesso.
<<Scusa>> e non avevo bisogno di chiedergli per cosa. Me l'ha chiesto perchè sapeva di avermi sfruttato, di aver approfittato del mio amore per lui.
E mentre gli chiudevo gli occhi mentre anche le ultime contrazioni nervose sparivano mi sono sentito felice, perché nonostante non gli avessi mai confessato questo amore lui ne era cosciente. Mi aveva regalato i suoi ultimi istanti, l'unico vero momento che l'avrebbe reso uguale a tutti gli altri.
<<Ti amo>> ho sussurrato alla sua bara aperta prima di andarmene, sfiorando con un dito la curva plastica del suo naso freddo. <<Ti amo>>

 
 
Current Mood: creative
 
 

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ashuchan
21 August 2009 @ 12:44 pm
Lu stava mangiando una gelatina alla frutta quando Carl tornò a fargli visita.
-Ehi, ciao! Pensavo tornassi nel pomeriggio. Non ha capito come mai le infermiere ti lascino passare, così.- un boccone rosso e molliccio sparì nella bocca di Lu.
-Sai, l’infermiera, quella carina…-
-Quella che hai scioccato?
-Trovi la scioccata carina?- Carl rimase allibito dai gusti nell’altro sesso di Lu –Ma è cessa! Non è lei, comunque, te la farò vedere; lei ha un fratello gay.- Carl ammiccò, sottintendendo che l’avere un fratello gay significava per forza sostenere al causa gay. –Sono qui perché ho preso una settimana di ferie, con la promessa di Riccardo di prenderne una seconda se ce ne dovesse essere il bisogno.-
-Non dovevi… sono le tue ferie, le vuoi passare con un paralitico?-
-Ne avevo due dall’anno scorso. Tutto l’affare della Bosch mi ha inchiodato alla scrivania.-
-Sì, ma non avresti comunque dovuto…-
-Beh, posso sempre tornare in ufficio.-
-No.- Carl rise –No, cioè...- Lu avrebbe voluto alzarsi, abbracciarlo, stringerselo contro e ringraziarlo adeguatamente, ma… gli fece un cenno, ma Carlo non afferrò il messaggio e lo guardò con aria interrogativa.
-Oh, vuoi venire qui?-
-Sì, sì! Che c’è?-
Appena fu a portata di braccio Lu lo afferrò per la vita, costringendolo a chinarsi verso di lui con prepotenza. –Gra – zie.- intervallò le due sillabe con un bacio.
-Prego. Se il ringraziamento che ottengo è questo, farò molte cose di cui essere meritevole.-
-Si prospetta una settimana interessante…-
Si baciarono di nuovo, come die bambini che hanno scoperto un nuovo gioco e lo ripetono all’infinito.
-ODDIO!-
-Mamma!- Carl si staccò dalle labbra di Lu con una velocità spaventosa, mentre Lu identificava sua madre nella signora ultrasessantenne che si affacciava sulla soglia.
-Ciao mamma.- la salutò nervosamente.
-Tesoro, come stai?-
-Paradossalmente bene. Anzi: paraplegicamente bene. Sono solo le botte che mi fanno male quando mi muovo. Quella parte di me che riesco a muovere.-
Carl ebbe l’istinto di tirargli un ceffone, e la madre di Lu scoppiò in lacrime.
-Ehi ma… va tutto bene…-
-Non farmi coraggio Luigi! Sai cosa significa?-
-Sì, che non rimorchierò più come prima.-
il ceffone arrivò, ma da sua madre. Se ne pentì nell'istante successivo e le venne in mente che non l'aveva mai picchiato. Non lei.
-Luigi...- farfugliò sommessamente, lui non le rispose. Non si guardarono per lunghi minuti, nei quali Carlo non sapeva che fare.
-Luigi, scusami.-
-Ho quasi trentun'anni e tu mi tiri uno schiaffo?-
-Stavi delirando.-
-Non sono isterico, mamma. Al massimo lo sei tu.-
-Lo so, scusami. Sono sconvolta. Sono sconvolta soprattutto dal fatto che sembra che non te ne importi.-
-Ah, tu sei sconvolta. E io che dovrei essere che per una stupida caduta sono paralizzato?-
-Mi dispiace... c'è qualcosa che posso fare per farmi perdonare?-
-Esci un secondo, va a prendere un po' d'acqua.-
La donna si allontanò dopo una lunga e significativa occhiata ad entrambi.
-Tua madre è...-
-La regina del melodramma?-
-Avrei detto spaventosa, ma sì, anche la tua definizione mi sembra appropriata. Mi sorprende che tu non sia un travestito, un trans, o una checca senza speranze.-
-Ho avuto un periodo.-
-Voglio vedere le foto!-
-Ogni singolo carnevale della mia esistenza. È un discorso importante, ma dobbiamo farlo in fretta.-
-Ok, vado a casa , pranzo e torno. Ce la farete a parlare, no?-
-No, dicevo, me e te.-
-Oh.-
-Ecco, non le ho mai presentato un uomo, sai com'è: non erano altro che scopate, o amici, ma non erano gente che valesse la pena di presentarla e di turbarla.-
-Sì, lo so.-
-Però sa che sono gay, cioè, io... non so come presentarti. Non sei il mio ragazzo, sei tropo vecchio.-
-Ehi!- Carl gli diede un piccolo buffetto sul braccio (peloso), ma non ritirò la mano, lasciandola l, godendosi il calore ruvido dell'avambraccio di Lu.
-Vedi, è questo. Non so nemmeno s tu sei il mio compagno, se abbiamo qualche impegno l'uno nei confronti dell'altro.-
-Lo vorresti?-
-Non lo so, non è una decisione facile. Non so se posso volerlo.-
-Oh, se lo vuoi lo vuoi, che tu possa camminare o meno.-
-Non posso obbligarti.-
-No, è vero. Ma non mi stai obbligando.-
-Mi sembra compassione.-
-Se fosse successo dopo il nostro incontro, invece che prima, credi che sarebbe diverso?-
-No. Ci conosciamo troppo poco.-
Rimasero in silenzio, finché esattamente cinque minuti d'orologio dopo la madre di Lu non rientrò. -Tesoro, scusami.-
-Non ti preoccupare mamma. Ti ho detto di essere gay ma non ci hai mai dovuto fare i conti davvero, e sono diventato quello che non ti saresti mai aspettata. Comunque- il ragazzo afferrò la mano di Carl che aveva sul braccio e lo tirò verso di sé -questo giovane fanciullo di ventotto anni , impeigato nell'ufficio di traduzioni e brevetti più esclusivo della città non è, ancora, formalmente niente. Ci siamo conosciuti un mese e mezzo prima dell'incidente. Abbiamo parlato e straparlato, ma... ecco, sì, lascia stare.-
La donna roteò gli occhi al cielo, e Carl ne approfittò per baciare Lu di sfuggita.
-Si può sapere che ti dice la testa?-
-Non so, è da un po' che non la sento. Mi ha detto di essere andata a comprare le sigarette e non è più tornata.- i due ragazzi si scambiarono un'occhiata complice. -Lasciamo stare?-
-C'è altra soluzione?- gli rispose sua madre, rassegnata.
 
 
Current Mood: sleepy
 
 
ashuchan
29 May 2009 @ 01:29 am
A parte che non ho molta voglia di dormire, dovrei essere già a letto.
A parte che questa frase non ha senso, sono stanca e questa camera è un disastro.
Ho paura che se mi addormento ora non sarò più in grado di andare avanti. C’è qualcosa di sottilmente pesante in questi giorni di fine maggio, qualcosa di incredibilmente nostalgico.
Una sinestesia giornaliera. Faccio cose e vedo gente, sento il sapore di qualcosa che ho mangiato con gusto in passato, ma non me ne ricordo il nome.

Ho una dannata voglia di scrivere qualcosa di dannatamente buono, troppo buono perché possa venire ignorato. Qualcosa che soddisfi il mio ego scrittorio attuale.

ho bisogno di Marco. E lo so, sono così monotematica, ma marco è la mia via per tornare al di là di me. quell’Ashu che ha fatto innamorare tante persone, quella che so che posso essere senza uccidere chiunque intralci la mia strada. Quella che tira fuori le pistole al momento del bisogno, e non appena entra in una stanza.
Meno irritabile. Anche se sembra strano.
Marco è la porta di questo, il simbolo involontario di un cambiamento tanto auspicato quanto da celebrare quando arriva il suo momento. Devo solo chiedergli scusa, dopo può andare a farsi fottere. (Qualcosa nel mio cervello mi ha appena detto che “andare a farsi fottere” non sarebbe molto in linea con il mio cambiato me, per cui mi scuso per il refuso della mia vecchia personalità).
Non è un problema così schizofrenico, il punto è… il punto è… che non ci riesco più.
Mi sto antipatica. Mi irrito da me.
Voglio solo una coccola, di quelle belle vere, sentite anche da me e non solo da chi me le fa.
Che strane le incongruenze fra le volontà delle persone, sono confuse come le loro interpretazioni della realtà.
Buffo. Tu credi e quindi è vero. È sempre così.
Anche quando fai un incidente in macchina: pensavo girasse a sinistra.
Ciccia. Ho tirato dritto.
Pensavo stessi tenendo la bici. E invece mi sono rotta un piede quando credendo questo l’hai mollata.
Il punto è sempre quello. Posso, perché no? Voglio, è così rilevante se posso o meno? La mia morale è così rigida o posso piegarla? E se scoprissi di non averne –scoperta non necessariamente grave, dopotutto- se non ne avessi affatto, di quali enormi cose potrei scoprirmi capace?
È meglio sapere o non sapere?
L’ignoranza è forza, come sosteneva Orwell?
._. in need di discorsoni seri con gente nuova.
 
 
Current Mood: sleepy
 
 
ashuchan
22 May 2009 @ 03:51 pm

Incredibilmente senza nulla da fare. Aspetto la telefonata di Vincenzo, penso a cosa mettere nella borsa per la piscina e rifletto sulle pagine del quaderno che ho trovato.

Era un regalo della zia Rita, l’ho smembrato.

Quel natale il titolo mi era sembrato stranamente azzeccato; “love and friends” e presto ci sarebbero stati tutti. Casa mia invasa dal summit Modena-Torino, capodanno 2007/2008.

L’avevo messo da parte, con lo strano proposito da romanzo rosa di far scrivere qualcosa a ciascuno dei miei ospiti su quelle pagine; love and friends. Mi sembrava così appropriato.

Il proposito l’ho mantenuto e un anno dopo tutto questo mi sembra così assurdo, surreale e anche un po’ ironico.

Tragicomico.

In prima istanza fa ridere, ma se mi fermo a riflettere quel sorriso muore come si è spento tutto, da tempo.

Sarebbe difficile spiegare tutto quello che è cambiato in poche righe, probabilmente nemmeno le pagine di un romanzo potrebbero catturare quello che è successo.

È strano.

O forse no. Forse tutto quello che è passato, tutto l’amore improvviso e tutto l’odio che ne è seguito, le faide, le lacrime, i pettegolezzi, forse è questo quello che ti intendono quando ti dicono “crescerai”, con l’aria di chi la sa lunga.

Ma la surrealtà è il tema principale dello spin off gay di Dowson’s creek.



(voglio quel tatuaggio ç.ç”)

 
 
Current Mood: blah
Current Music: When you were young - The Killers
 
 
ashuchan
10 May 2009 @ 07:27 pm
"Il tempo per la lettura è sempre tempo rubato" (Pennac)
Anche quello rubato alla scrittura, a quanto sembra.


Capitolo finale )
 
 
Current Mood: busy
 
 

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ashuchan
04 May 2009 @ 07:51 pm
Si addormentarono così, uno sull'altro. Carl si svegliò presto, con una calma inaspettata. Fortunatamente l'ufficio si trovava a poca distanza dall'ospedale. Osservò Lu da vicino: sotto l'abrasione cominciava a comparire l'ombra violetta di un livido. Carl si guardò intorno, controllando che non ci fossero infermiere e medici in giro e si chinò a baciare le labbra sottili di Lu.
-Buongiorno. Devo andare al lavoro.-
-Mh...- Lu provò a rigirarsi nel letto, ma non riuscì a far altro che un piccolo movimento col busto.
-Cazzo.- mormorò a mezza bocca.
-Andrà meglio.-
-Sì, certo, come no.-
Carlo roteò gli occhi, saltò giù dal letto e bloccò un'infermiera. Parlarono per qualche minuto, poi Carl si eclissò. Passarono cinque minuti prima che tornasse.
-Caffè e colazione a letto, più tardi però. Non c'è nemmeno lo zucchero o il latte perchè vogliono farti non so che prelievo per non so che cosa. Però è caffeina, anche se comunque fa schifo.-
-Bello.- Lu sorrise, allungando la mano verso il bicchierino di plastica.
-Non penso di riuscire a tornare in la pausa pranzo, ho alcune pratiche da sbrigare, ma vengo nel pomeriggio.
-Ok...- Lu bevve un lungo sorso, svuotando per metà il bicchiere. Sembrava svuotato anche lui, improvvisamente abbandonato dalla spavalderia della sera prima.
-Non ti chiederò come stai, mi sembra scemo.-
-Lo è. Me ne sto rendendo conto.-
Carl tornò a baciarlo, con una nuova premura quasi cameratesca.
-Mi sbrigo e torno. Fai tutto quello che ti dicono, ok?-
Lu annuì, notando divertito un'infermiera allibita.
-L'hai scioccata.-
-Se fa l'infermiera non dovrebbe sconvolgerla niente. Avrà visto gente vomitare sangue, arterie schizzare fino al soffitto...-
-Carlo, che schifo.-
-Ciao Lu. Vado a farre una doccia in ufficio poi al lavoro.-
-Ciao.-
Un altro bacio leggero, rapido e caldo, al sapor di caffè.


(forse sto scrivendo dannatamente troppo, ma è anche dannatamente divertente! <3)
 
 
Current Mood: calm
Current Music: Hate Me - Blue October
 
 
ashuchan
04 May 2009 @ 12:38 am
Ogni giorno un po'. Sono divertenti <3

click here for more )
 
 
Current Mood: sleepy
Current Music: Jenny was a friend of mine - The Killers
 
 
ashuchan
03 May 2009 @ 11:01 pm
Tutto questo merita una citazione pesante.
Pensavo di aver abbandonato il set da un po’, e invece se ci penso ho solo cambiato genere: sono finita in una commedia sessual-sentimentale di dubbio gusto.

-Buongiorno, stavo cercando una gonna nera, semplice…-
-Che taglia? Per lei può andar bene una M…-
-Ma non è per me, è per lui.-

-Comunque non ti preoccupare, non è che non si sia alzato dal letto perché è arrabbiato con te: semplicemente non trovava più le mutande.-

-La prima scena del film è solo un fuff fuff bla bla: c’è lui che ravana dentro di lei e lei che parla di “ah, quando mi avete rapita…”-


Prego aggiungetene altre, se ve le ricordate! *O*
 
 
Current Location: scrivania in camera mia
Current Mood: chipper
 
 
ashuchan
01 May 2009 @ 06:19 pm
Il frutto delle fatiche di una nottata. Non mi dispiace in realtà, anche se non l’ho nemmeno riletto. E non so che fine faranno, ma questi due mi piacciono. Mi sembrano due poli di una calamita, che cambiano segno a velocit non sincronizzate: ogni tanto si attraggono, ogni tanto si respingono…

(Devo cambiare layout, e non ho il tempo. Shit.)



-E… dottore… mi dica… il… sesso?-
-Non possiamo saperlo subito, così. Ci vorrà tempo. I primi tempi l’impotenza potrebbe essere solo causa delle stress, dello shock o dell’ansia da prestazione. È possibile che sia solo una conseguenza psicologica dell’incidente, oppure una lesione del midollo spinale. Deve avere pazienza. Non vorrei davvero ripeterglielo così spesso, ma….-

Lu smise di ascoltarlo e nella sua mente impallata dagli antidolorifici pensò a Carl. Carlo in realtà, ma si faceva chiamare da sempre con quel diminutivo americaneggiante, così come lui si faceva chiamare Lu, forma molto breve di Luigi.
Gli tornò in mente la scena di appena la sera prima: lui sdraiato a bocconi su Carl, in un eccesso di passione nato nell’ingresso e approdato lì, sul suo letto. Lu stava armeggiando con la cintura dell’altro quando questi lo interruppe.
-No…?- Lu gli chiese con una punta di disapprovazione.
-Aspettiamo… domani…- aspettare, perché aspettare, al diavolo! Tempo, voglia e preservativi c’erano, perché no? – Ti sembrerà stupido ma ne abbiamo parlato così tanto. Voglio che sia una cosa seria, e che nessuno dei due sparisca dopo un paio di scopate. Quindi, per una volta, voglio che sia tutto calmo lento e perfetto.-
Lu lo fissò negli occhi, scettico: era uno di quei momenti nella vita di un uomo quando il sangue non affluisce adeguatamente al cervello ma circola abbondantemente in altre regioni, rendendo la logica un alquanto gradito optional.
-Tanto non c’è fretta, no?- gli domandò Carl, baciandolo sulla punta del naso.
No, fretta no. In fondo l’appuntamento era per la sera dopo (la sera di oggi) alle 19:00 in un piccolo ristorante, poi in un locale di cui avevano sentito parlare bene, giro di birre, saluto agli amici e poi a casa di Carl per sano, vigoroso e desiderato sesso.

Lu chiese all’infermiera se gli fosse possibile utilizzare il cellulare, ma la donna gli fece no con la testa e disse –Fuori.-
-Ma io fuori non posso andare, ed è una cosa importante. È urgente.-
Lu fissa l’orologio: le 23:00 precise. Ci mette qualche minuto a contare che sono passate 4 ore precise, e che a tale cifra ammonta il suo ritardo.
Un’altra infermiera più giovane (e che troverebbe carina se non fosse gay) gli allunga un telefono portatile: -Può chiamare da qui, ma per poco tempo. Dopo deve riposare. Ha dolore?-
-No, no…-
Lu digita il numero che ha imparato a memoria in fretta, e aspetta trattenendo il fiato.
Uno. Duuuue. Tre. Quuuuaaattro. Cinque. Seeeee-
-Pronto?-
-Carl, sono io.-
-Vaffanculo!-
-No Carlo non mettere giù per l’amor di dio ti prego è importante!-
-Vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo! Se non eri d’accordo potevi dirmelo! Se una relazione, e non aggiungo nemmeno seria perché siamo noi che non abbiamo mai avuto relazioni, se una relazione ti spaventava, beh, stronzo potevi dirmelo!-
-Sono in ospedale.-
-Raccontalo a tua madre.-
-Dio, l’avranno avvertita?- si chiede Lu, stupito.
-Oddio, ma dici sul serio, quindi?-
-Sì, ecco, ho avuto un incidente… mi hanno preso sotto in motorino, un pischello di 15 anni, lui sta bene.-
-Me ne sbatte una sega di come sta quel teppista! Tu, piuttosto?-
-Beh, dolorante, trauma cranico e…-
-Signore, mi scusi, il telefono.-
-Devo andare Carl.-
-Dove sei ricoverato? Posso venire ora?- Lu gira la domanda all’infermiera, che fa un cenno di assenso. –Per la notte.-
 
 
Current Location: scrivania in camera mia
Current Mood: artistic
Current Music: None
 
 

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ashuchan
15 January 2009 @ 01:58 am
Parti di me che non conosco, che scopro andando avanti.
Parti di me che ho sempre saputo esistere, e che si sono gettate sulla carta perché ero incapace di esserle.
Nicolae. Rumeno, solo per lo sfizio di aver uno straniero nelle mie file. Rumeno perché i rapinatori assassini di quella ispirante notizia erano di quella nazione.
Per il resto, niente.
Nic.
Nic sa. Non ho ancora capito cosa, ma se lui sa io so, per forza.
Capirò cosa lo rende così calmo e saldo nel mondo.
Cosa non lo fa andare nel panico. Cosa lo rende capace di essere semplicemente così com'è.
Qualcosa di lui in tutta me ci sarà pure.
C’è, di sicuro: basta solo trovarlo. E sboccarlo.

Un po’ come il livello bonus in certi videogiochi: magari lo finisci lo stesso, ma se fai anche quelli segreti, è meglio.
Dopo puoi pure tirartela una cifra :D
 
 
Current Mood: nani?
Current Music: Angels or Devils - Dishwalla (live)
 
 
ashuchan
13 July 2008 @ 04:16 pm

Sono finita in una vacanze di una manciata di turchi –quarantasei per l’esattezza-, venuti in gelateria prima di tornare in patria da quel di Modena, giutni qui grazie al festival delle bande militari. Che amore, vero, la nostra cara e rinomata accademia?
Fanculo.
Quarantasei persone della cui lingua non capisci una singola parola e la consapevolezza di essere mostrata sporca di gelato e sudata ad una qualche cena tra amici per vantarsi del viaggio in Italia… grande pacco.


Piccolo raggio di sole in questo schifo di monotonia lavoro-casa, il tatuaggio. Lo amo, lo amo, lo amo, anche se mia madre dice che sembra da deportato e la Tommyna dice che sembra disegnato con il pennarello.

Lo sclero non mi molla e la voglia di scrivere è tiranna. Non posso ribellarmi, so solo che vorrei fermarmi, prendere fiato e mettermi giù a scrivere. Di tutto. Ma soprattutto di Nicolae e Matteo, abbandonati già da un po’ molto –troppo- tempo.

 Noi

C’è qualcosa nell’aria di quella stanza, qualcosa che li fa sentire lontani e vicini allo stesso tempo, come un segreto non confessato ma conosciuto da entrambe le parti. La consapevolezza di non essere più solo loro due, insieme, ma di essere… qualcos’altro, qualcosa di più.
Non me e te, ma un noi.
E non se lo sono mai detto.

-Nic…-

Matteo ha la gola secca, la voce roca dal sonno appena lasciato e da un paio di sigarette già fumate.

-Cosa c’è?-
-Io… non so, mi sento strano a stare qui, così…-

Sono nudi nella sua stanza, fissano entrambi il soffitto. L’odore di tabacco bruciato, di una notte di sesso consumata, del sonno dormito assieme si mescola a quella strana paura che hanno addosso, nascosta tra le pieghe delle coperte che nascondono appena i loro corpi nudi.

-Nudo?-
-No. c’è qualcosa che sento di dover dire, ma non so cosa. Non riesco a spiegarmi meglio di così.-
-Fa lo stesso, se non sai cosa dire meglio stare zitti.-
-Ma…-

Nic si mette a sedere, si volta verso Matteo e lo fissa. Dopo un paio di minuti di assoluto silenzio inspira profondamente e dice:

-Matteo Colombo, qui e ora ci siamo solamente noi. Questo spaventa anche me, perché, nonostante tutto il bene, l’amore che provo per te… l'idea di un noi, qualcosa di fisso, stabile, quotidiano com’è diventato il nostro rapporto… fa paura. Tanta. Ma non mi arrenderò a questa paura che è stupida e, ne sono fermamente convinto, passeggera perché in fondo siamo semplicemente noi da quando ci siamo conosciuti. È solo passato un po’ più di tempo, e questo fa si che le nostre vite non siano più le stesse l’uno senza l’altro.-

Matteo lo guarda, in un certo modo sorpreso e felice delle parole del compagno. 

-Era esattamente quello che stavo pensando… ma non sapevo come dirlo. Come cazzo fai, me lo spieghi?-
-Te iubesc, te iubesc, te iubesc… e lo sai dal primo momento.-

Matteo scoppia a ridere, abbracciandolo.  

-Noi lo sappiamo dal primo momento.-

 
 
Current Location: soggiorno
Current Mood: O_o
Current Music: il casino della tastiera di rupert
 
 
ashuchan
11 August 2007 @ 04:34 am
P&C  






*Sono figo sono figo sono figo sono figo...*

*Piccione. Smettila.* 


...


*Suuuuuuu, Lysander, dai, dillo anche tu che sono figo! Guarda che faccia carismatica, guarda che attegiamento cool, guarda...*

*Guarda che deficiente...*

*Suuuuu, daiiiiiii.... dimelodimmelodimmelo!!!!!*

*Vado a vedere dove ho messo la fionda, che vedo di dare un taglio a tutta questa faccenda!*

*Sì, certo, grazie Lys: sono figo.*


*...* 


....







Dalla serie: siamo malate! XD


(Siamo? Tu e chi?
Bho, ma che ne so io...
Ma allora con chi stai parlando?
Ma con te, no?
...
Ehi!
...
EHI TU!!!
...)



[Tutto questo mi spaventa >__>]




(Seriamente u_u)
 
 
Current Mood: geeky
Current Music: Inside all the people - Planet Funk
 
 
ashuchan
01 April 2007 @ 12:02 pm
ill  
Conosco i sintomi di questa patologia.
Il disinteresse (accentuato) nella scuola e nei voti che alla mia età dovrebbero interessarmi parecchio, lo stato febbricitante delle cose, gli altalenanti momenti di apatia catatonica di hyper-mode da zuccheromane.
L’insofferenza alla parola orale.


Click.
Bocca chiusa.

Click.
Orecchie chiuse.

Click.
Occhi aperti e mani aperte a ventaglio sulla tastiera.


In questi momenti desidererei avere una porta USB alla base della nuca, poter collegare un cavetto e scaricare quelle parole frasi scene che mi tormentano per essere scritte e mai scriverò.
Sto male. Questo è il mio stare male. 58 chili che ti salutano dalla bilancia, la testa pesante, la stanchezza che mi rende ancora più irritabile, rispondo, come si dice in slang inglese: snap.
Letteralmente schioccare le dita, ma gergalmente è: saltare su.
Rispondere male.
Essere aggressivi.

To snap.

Azzannerei ogni persona che mi ronza intorno non cercata, vorrei la compagnia di quelle poche di cui riesco a sopportare la presenza.
Che rottura di maroni la fottuttissima famiglia.

Continuano ad urlare, a rintronarmi la testa come una campana votiva con le loro grida da arpie, acute strilla su una merda di macchina che mia sorella deve comprare.
Rate, tasso, incentivi statali sull’usato da rottamare, ecoincentivi.
Parole odiose, insignificanti, deboli, viscide, schifose.
Interni, carrozzeria, linee cromatiche, disel benzina metano, multijet, ma chi cazzo se ne frega.
Non ne posso più.

Avrei voluto, in realtà, passare un bel compleanno.
Forse lo è stato.
Ma forse è stata solo una grande bugia durata quanto una bolla sapone.
Un po’ come la felicità.
Vorrei silenzio.
Non capisco. Sono confusa. Piango?

Ricordo ancora come si fa?



<< Ricordo la prima cosa che mi fece innamorare di lei. Il giro che facevano i suoi riccioli neri intorno al visetto tondo da gattino obeso, con gli occhi a mandorla maliziosi dietro la frangetta mossa che le oscurava per un quarto la visuale. L’amavo da morire per il suo modo di agitare il capo per allargare il suo campo visivo, l’ amavo con tutto il cuore per come usava la lingua.
Nel parlare, nel bagnarsi le labbra, nel baciarmi.
Non capisco ancora oggi come sia sopravvissuta a quei pomeriggi appiccicosi di sesso, quando stavamo appiccicate sul suo letto in un intreccio di mani dita lingue indistinguibili rischiando l’infarto per la sua sola sensuale presenza accanto, addosso, dentro, me... >>



[Primo pezzo yuri dedicato a [info]diosbios, perché è una vita che le voglio dedicare qualcosa come ai vecchi tempi in cui le scrivevo addosso su msn.]
 
 
Current Mood: gloomy
Current Music: Dancing - Elisa