PLACEBO 'Bright Lights' from PlaceboWorld on Vimeo.
- Location:corridoio
- Mood:
excited - Music:Bright Lights (single version) - Placebo
Sto ancora ridendo, direi da ieri sera, perché cioè… Governo Berlusconi GRAZIE dell’ottima fantastica idea.
Massì, bocciamo la proposta di aggiungere l’omofobia come aggravante, tanto poi gli diamo lo spot.
LOL.
Rido perché sennò m’incazzo.
Ma forse sono già incazzata, forse è solo un’altra risata isterica
(Aggiungerei anche che è il meraviglioso fatto che mia madre non si sia indignata davanti a questo scempio a farmi incazzare davvero.)
- Mood:
bitchy
Avrei voluto portarmelo a casa, giusto per dire che qualche battito del tuo cuore mi appartiene. Quelle curve sottili che ci tengono in vita, chissà come sono le mie. Continuo a pensare a quel foglio, a quante cose sono successe, la miocardite, genova, Luca e blahblah.
Poi mi rendo conto che non me ne frega un cazzo. Voglio un ECG, di qualunque persona sulla faccia della terra. Voglio dei RX, delle RM, voglio TANTI referti medici, perchè...
... Anatomia è mia.
- Music:Radio Bruno
Questa giornata si sta rivelando molto ma molto weird.
Mia nonna ha quasi scoperto che mia sorella è lesbica non aiuta.
E il fatto di aver finito My so-called Life (mi mancheranno da morireeeee ç.ç””) non è di maggior conforto, certo.
Da notare come l'ultima puntata fosse incentrata sul concetto di ironi, come, a quanto pare, si sta per svolgere questa lunga giornata.
E no, non ce l'ho fatta a non rendere totally epic il momento, scrivendo questo post ascoltando Ironic di Alanis Morissette.
Auguratemi buona fortuna.
- Location:corridoio
- Music:Ironic - Alanis Morissette

- Location:corridoio
- Mood:
loved - Music:laughters of my best friends
Sono uscita canticchiando sillabe senza senso, aggrappandomi ai pali davanti al policlinico e usandoli come perno per girare in tondo, attaccandomi a quello successivo per uscire sul piazzale.
Io amo il freddo della notte, il suo odore, le luci, il relativo silenzio.
E mentre sono lì ad assaporare il momento, si sentono delle voci.
Piccola punta di panico. Fisso la strada e tento di ignorarle.
Si aggiunge un rumore. Un rumore continuo di ruote che sfregano come... skateboard.
Alla fine mi decido a voltarmi ed eccoli lì: tre ragazzi sui roller, casco, felpa di pile e lucine ovunque.
Dal parco di fianco al policlinico arrivano altre persone vestite allo stesso modo e io non posso fare a meno di ridere.
È surreale. È tutto così meravigliosamente surreale: donne uomini e ragazzi che saltano in giro, controllano che la strada sia libera e riprendono a pattinare.
LOL.
- Mood:
high
E ascolto Tiziano Ferro come una qualunque bimbo minchia.
Piango perchè mi sento sola, perché intorno a me vedo solo... amore.
E io che sono ancora ferma qua, a chiedermi se mai io sarò in grado di amare altre persone a parte... quelle che ho lasciato indietro.
E mi dispiace di saltare su a volte, ma non capisci, davvero non capisci, che è una reazione che nasce come le onde del mare?
Mi ritraggo, cerco di scappare, e poi trabocca, si trasforma in quell'onda d'odio inutile e ripetitivo perché...
perché...
E nego il negabile
Vivo il possibile
Curo il ricordo
E mi scordo di me
E perdo il momento
Sperando che solo perdendo quel tanto
Tu resti con me
queste sono le uniche parole che riescono a spiegare quello che è successo tra noi.
Se avessi detto sì... non saremmo ancora qui.
E io non potrei avere quel poco che ho.
Mi aggrappo alla speranza che il sole splenda sopra questa pioggia fine e insistente, ma l'acqua sta allentando la presa... il mondo si sgretola e io sono ancora sull'orlo di quel burrone. Solo che adesso lo so, lo vedo, e ne ho il terrore.
- Location:letto
- Mood:
crappy - Music:Il sole esiste per tutti - Tiziano ferro
L'abbracci di nari, così grande e confortevole.
Quelli del rospo che ci sono stati, ma le sue mani erano sempre impegnate in altro – e no, se avesse stoccacciato sarebbe andato bene lo stesso, di solito giocava a qualcosa.
Gli abbracci caldi di mocchan, ma che nel fondo senti sempre che “non sono adatta a fare queste cose, non sono coccolosa e e e...”.
Gli abbracci di Luca, così sottile che gli sentivi il cuore.
Quelli della mamma, che lo sai sta pensando “sei troppo grande”, quelli di tua sorella “oddiocheschifoaiuto” ma che si sforza di rimanere lì.
Quelli del papà che sanno sempre un po' di legno e sudore, ma che sono brevi come pacche sulle spalle.
Quelli di spina che pensa solo alle tette.
Io lo so. L'ho sempre saputo quello che pensate e capisco. Si sente nella minima angolazione, nel modo in cui muovete le mani sulla mia schiena, dal modo in cui appoggiate o no il mento sulle mie spalle,
Il Val aveva un gran bel modo di abbracciarmi. Sgtringeva tanto, mancava quasi il fiato ed eri per forza costretta a fermarti a stare lì, solo in quel momento, con tutto -anima, cuore, corpo, mente.
Ma ora il Val come tanta altra gente se n'è andata e, beh, per citare Katina “OMMIODIO SONO UN MOSTRO”.
Qualcuno mi dia una grassa e consolante psicoterapeuta nera con una scatola di kleenex, possibilmente di Titti e un enrome, solido presente abbraccio.
Così colmo d'amore da farti sentire in colpa.
Così forte che ti toglie il fiato.
Intenso e breve, e che non appena le braccia abbandonano la presa ti si allarga un sorriso sulle labbra.
Ho bisogno d'affetto, e non so più come chiedervelo.
Ho bisogno di voi, per non scoprire in punto di morte di non aver vissuto.
Venite con me
Basta che mi ascoltiate
Non lasciatemi solo...
- Mood:
crappy
E ho chiesto scusa, e mi sono impegnata, e mi sto impegnando, correndo il più lontano da quella me prosciutto e melanzana, da quella parte di me che è la pietra dello scandalo, la prima causa incausata, Pandora e il suo vaso insieme.
Sto correndo, e corro, corro, corro, pregando che sia la volta buona, che non sia (di nuovo) fatica inutile perché nel bene o male, ogni cazzo di volta si è sempre ripassati dal via.
BRIGHT LIGHTS
Cast your mind back to the days
When I’d pretend I was ok
I had so very much to say about my crazy living
Now that I’ve stared into the void
So many people I’ve annoyed
I have to find a middle way, a better way of giving
So I haven’t given up
But all my choices, my good luck
Appeared to go and get me stuck in an open prison
Now I am trying to break free
Be in a state of empathy
Find the true and inner me
Eradicate the schism
No-one can take it away from me
And no-one can tear it apart
Because a heart that hurts is a heart that works
A heart that hurt is a heart that works
A heart that hurts is a heart that works!!!
No-one can take it away from me
No-one can tear it apart.
It may be an elaborate fantasy but it’s the perfect place to start
Because a heart that hurts is a heart that works
A heart that hurts is a
heart that works!!!
- Mood:
confused - Music:Bright lights - Placebo
A parte che questa frase non ha senso, sono stanca e questa camera è un disastro.
Ho paura che se mi addormento ora non sarò più in grado di andare avanti. C’è qualcosa di sottilmente pesante in questi giorni di fine maggio, qualcosa di incredibilmente nostalgico.
Una sinestesia giornaliera. Faccio cose e vedo gente, sento il sapore di qualcosa che ho mangiato con gusto in passato, ma non me ne ricordo il nome.
Ho una dannata voglia di scrivere qualcosa di dannatamente buono, troppo buono perché possa venire ignorato. Qualcosa che soddisfi il mio ego scrittorio attuale.
ho bisogno di Marco. E lo so, sono così monotematica, ma marco è la mia via per tornare al di là di me. quell’Ashu che ha fatto innamorare tante persone, quella che so che posso essere senza uccidere chiunque intralci la mia strada. Quella che tira fuori le pistole al momento del bisogno, e non appena entra in una stanza.
Meno irritabile. Anche se sembra strano.
Marco è la porta di questo, il simbolo involontario di un cambiamento tanto auspicato quanto da celebrare quando arriva il suo momento. Devo solo chiedergli scusa, dopo può andare a farsi fottere. (Qualcosa nel mio cervello mi ha appena detto che “andare a farsi fottere” non sarebbe molto in linea con il mio cambiato me, per cui mi scuso per il refuso della mia vecchia personalità).
Non è un problema così schizofrenico, il punto è… il punto è… che non ci riesco più.
Mi sto antipatica. Mi irrito da me.
Voglio solo una coccola, di quelle belle vere, sentite anche da me e non solo da chi me le fa.
Che strane le incongruenze fra le volontà delle persone, sono confuse come le loro interpretazioni della realtà.
Buffo. Tu credi e quindi è vero. È sempre così.
Anche quando fai un incidente in macchina: pensavo girasse a sinistra.
Ciccia. Ho tirato dritto.
Pensavo stessi tenendo la bici. E invece mi sono rotta un piede quando credendo questo l’hai mollata.
Il punto è sempre quello. Posso, perché no? Voglio, è così rilevante se posso o meno? La mia morale è così rigida o posso piegarla? E se scoprissi di non averne –scoperta non necessariamente grave, dopotutto- se non ne avessi affatto, di quali enormi cose potrei scoprirmi capace?
È meglio sapere o non sapere?
L’ignoranza è forza, come sosteneva Orwell?
._. in need di discorsoni seri con gente nuova.
- Mood:
sleepy
Guardo quella stupida copertina e c'è una fragola e penso a me, te, Momo, Nana e poi c'è la Toshi.
La Toshi.
Dio solo sa, dio solo sa... dio solo sa che cosa? Nemmeno dio sa niente di questo stupido groviglio di rimorsi e rimpianti e di sostituzioni dell'ultimo'ora.
Quest'anno c'è la Toshi, l'anno prima Alex. E io come una stupida, che sempre cercavo di vedermi in qualcosa, qualcosa che fosse di più di una pausa pranzo.
Come una stupida attricetta che tenta di sfondare, ma rimane sempre dietro le quinte a portar l'acqua agli attori.
La cui unica funzione è essere il plauso immediato, il preludio all'approvazione sicura del pubblico, dopo la quale può anche venir dimenticata. Ecco. Proprio così.
- Mood:
crushed
Incredibilmente senza nulla da fare. Aspetto la telefonata di Vincenzo, penso a cosa mettere nella borsa per la piscina e rifletto sulle pagine del quaderno che ho trovato.
Era un regalo della zia Rita, l’ho smembrato.
Quel natale il titolo mi era sembrato stranamente azzeccato; “love and friends” e presto ci sarebbero stati tutti. Casa mia invasa dal summit Modena-Torino, capodanno 2007/2008.
L’avevo messo da parte, con lo strano proposito da romanzo rosa di far scrivere qualcosa a ciascuno dei miei ospiti su quelle pagine; love and friends. Mi sembrava così appropriato.
Il proposito l’ho mantenuto e un anno dopo tutto questo mi sembra così assurdo, surreale e anche un po’ ironico.
Tragicomico.
In prima istanza fa ridere, ma se mi fermo a riflettere quel sorriso muore come si è spento tutto, da tempo.
Sarebbe difficile spiegare tutto quello che è cambiato in poche righe, probabilmente nemmeno le pagine di un romanzo potrebbero catturare quello che è successo.
È strano.
O forse no. Forse tutto quello che è passato, tutto l’amore improvviso e tutto l’odio che ne è seguito, le faide, le lacrime, i pettegolezzi, forse è questo quello che ti intendono quando ti dicono “crescerai”, con l’aria di chi la sa lunga.
Ma la surrealtà è il tema principale dello spin off gay di Dowson’s creek.
(voglio quel tatuaggio ç.ç”)
- Mood:
blah - Music:When you were young - The Killers
Te lo ricordi che ti ho detto un po’ di tempo dopo la festa glam?
“stringerti la mano e vedere te e tuo padre fare gli stupidi mi ha riempito il cuore… e ho pensato che volevo far parte della vostra famiglia”
Sbagliato il luogo, il momento, la persona.
Mi dispiace aver fatto il casino. Ma non riuscivo più a combattere per “noi”, non riuscivo nemmeno a gestire “me”.
Ed è inutile ripeterlo in questa sede: io sono la solita stronza bastarda ed egoista, per cui la scelta è stata ovvia. Brutale, l’ammetto.
Mi dispiace.
Mi dispiace di aver perso quei rari sorrisi, il fatto che ti aprissi con me, che ti fidassi, che ti confessassi a me. Mi dispiace di aver perso quei pomeriggi caldi a casa tua, dove irrimediabilmente mi addormentavo sul pavimento freddo XD
Anche la chiesetta. La tua calma e rassicurante presenza.
Forse è un po’ presto e un po’ fuori luogo, ma non mi dispiacerebbe affatto se tornassimo ad essere come quando mi hai insegnato a cantare questa stupida canzone sentimentale.
La sento e mi ricordo di te. La chitarra, casa vuota, le tre di pomeriggio e… io che canto alla finestra, con te che suoni sul letto.
Il tato in tutto questo viene dopo. Molto dopo.
Continuo a cantarla, e mi fa sempre compagnia, come quando la cantavo al lavoro, sentendomi irrimediabilmente sola, aspettando che qualcuno venisse a prendermi, mi mandasse un messaggio o mi calmasse…
Tutto questo è un po’ surreale, non credi, uffre?
Ma mi chiamo ashu per un motivo…
- Location:divano
- Mood:
good - Music:Fix You - Coldplay
Mi manchi.
Le e aperte.
Quando mi chiamavi polpetta.
Quando trovavo un tuo messaggio inaspettato.
Gli abbracci soffocanti.
Tutto, insomma.
Voglio credere di essere solo troppo in anticipo rispetto ai tuoi tempi. Voglio credere ciecamente in questo. Non voglio dar credito alla possibilità di non essere abbastanza per te da farti cambiare idea, anche se, molto probabilemente, è così.
Sei l'unica persona che mi facesse sorridere anche col cuore, dopo tanto tempo.
Sei l'unica persona che adesso vorrei vedere.
Ed è proprio questo il problema.
Spero di essere capace di andare avanti. Faccio sempre più fatica a stringere i denti, a farmi patpat da sola e muovere passi verso il mondo.
Mi sento di nuova senza alcuno al mondo.
Nessuno. Nessuno...
Parti di me che ho sempre saputo esistere, e che si sono gettate sulla carta perché ero incapace di esserle.
Nicolae. Rumeno, solo per lo sfizio di aver uno straniero nelle mie file. Rumeno perché i rapinatori assassini di quella ispirante notizia erano di quella nazione.
Per il resto, niente.
Nic.
Nic sa. Non ho ancora capito cosa, ma se lui sa io so, per forza.
Capirò cosa lo rende così calmo e saldo nel mondo.
Cosa non lo fa andare nel panico. Cosa lo rende capace di essere semplicemente così com'è.
Qualcosa di lui in tutta me ci sarà pure.
C’è, di sicuro: basta solo trovarlo. E sboccarlo.
Un po’ come il livello bonus in certi videogiochi: magari lo finisci lo stesso, ma se fai anche quelli segreti, è meglio.
Dopo puoi pure tirartela una cifra :D
- Mood:
nani? - Music:Angels or Devils - Dishwalla (live)
Mi sveglio e penso a te. Penso a quanto abbiamo condiviso della nostra vita, e quanto poco continui a fare per te. Quanto io sbagli, sempre, ogni giorno, pronunciando il suo nome come se non ci fossero più problemi. Come ti faccia, involontariamente, arrabbiare.
Penso a quanto io sia pesante.
E quanto tu sia paziente. Penso ai milioni di cose che vorrei dirti, che ti ho detto, che ti dirò – perché sono sempre alla ricerca di quelle parole che esprimano il mio amore per te.
Amoti non basta.
Ti amo non è sufficiente.
Sei il mio mondo. Forse sì, ma lo trovo troppo drastico.
Rileggevo il blog, riflettevo, e mi sono accorta con una subitanea sorpresa, di non averti dedicato altro che parole di addio.
Che post di amore ce ne sono per il Tato, per Na, per
Sai, mi manchi, ogni giorno. Vorrei vederti sempre, sempre, sempre, annusare il tuo profumo di mela, tenerti la mano – anche se non vuoi.
Vorrei essere lì per stringerti ogni volta che emoizzi, ridere con te per ogni cosa buffa, asciugare ogni tua lacrima. Vorrei poterti amare come dovresti essere amata.
Ma quella persona non sono io.
Sembra sempre un po’ surreale, se ci pensi.
Come ci siamo incontrate, e quando ci siamo riviste.
Quando entri in una stanza e riesci a vedere tutto l’animo di una persona con un solo sguardo.
La tua sola presenza è il palliativo di ogni mio male, ogni tua parola è un respiro di felicità, come quell’urlo il 161206.
Non posso dimenticare la tua mano che stringe la mia.
Non posso dimenticare il tuo bacio sulla mia fronte la sera di quel capodanno.
Non posso dimenticare nulla di te. Nulla.
Ti guardavo l’altro giorno, nel negozio, ti guardavo e pensavo a quanto bene io ti voglia.
A quanto amore io provi per te, e quanto io sia minuscola rispetto a tutto ciò. A quanto sono incapace di dimostrartelo ogni giorno perché sono troppo presa da me stessa, dai miei problemi, dalle mie mancanze e dalle mie troppezze (nani? ._.) per essere davvero solo tua.
Non so nemmeno cosa voglia dire, ora che ci rifletto.
So che vorrei essere di più, sempre più, sempre, sempre, sempresempre.
Vorrei essere il meglio di me, per te. Anche se so che non sarò mai una persona buona, io, che mi rifletto nei tuoi occhi, volevo essere forte e flessibile come l’eroina di una manga, troppo buona per essere vera.
Sto ancora cercando quelle parole che mai avranno un senso, quelle parole che accompagnino i piccoli gesti e li rendano grandi, e significativi.
Non ci sono e continuo a pensarci.
Per me esiste un solo eroe, e quell’eroe sei tu.
- Mood:<3<3<3
- Music:Tears and Rainbows - Olivia inspi' Reira
Mi batte il cuore a pensarci adesso.
Sere fa discussi con mia madre perchè volevo fuggire a Milano. La febbre poi mise fine ad ogni possibilità di replica, ma ripreso il discorso più avanti mi disse che potevo invitarla qui per un giorno, due. E lei l'avrebbe conosciuta. E lei avrebbe pensato se poteva darmi l'opportunità di andare a Milano da sola per andare a casa di Snatch.
Non so perchè io ci stia riflettendo adesso, e nemmeno perchè lo stia scrivendo. Dovrei fare cose più importanti, mantenere i miei buoni propositi. Dormire. Ma mi è venuto in mente, e non volevo dimenticarlo.
Vorrei davvero che la trovasse una bella persona quanto io credo che lei sia, sebbene complicata. Sebbene stupenda. Meravigliosa. Che almeno capisse cosa simboliggi in bene Snatch per me.
Snatch çOç
- Location:scrivania in camera mia
- Mood:
contemplative - Music:mann gegen mann - rammstein
Quindi…
Due giuorni fa è stato l’anniversario di una data importante, che ha portato tanto bene e tanto male nella mia vita. Più bene che male, ma dalla vita non si può scegliere quello che si ha e tutto fa brodo ù_ù
Tanto importante da tatuarla e non me ne sono pentita nemmeno dopo i recenti avventimenti (ed i passati!) perchè quel giorno è stato perfetto, pieno, liberatorio, quel giorno è stata una svolta nella mia terribile vita dell'epoca. E i miei ricordi di quella giornata non possono essere amareggiati da ciò che ne è seguito.
Quindi, grazie.
Grazie davvero, perché i sorrisi le discussioni le lacrime e le risate hanno contribuito a rendermi ciò che sono oggi. E ciò che sono mi piace abbastanza da volermi molto bene (forse un po’ troppo :P)
Grazie ad un generico voi composto da quelle persone che si sentiranno chiamate in causa e che accetteranno questo piccolo post. Grazie.
Au revoir <3
- Location:scrivania in camera mia
- Mood:
<3 - Music:Spring - Rammstein
Eppure in quanto essere umano dovrei avere dei discriminanti per giudicare (categorie, Kant): bene, male, giusto, ingiusto, conveniente, doveroso, ludico, ignobile… dovrei agire per qualcosa, no?
No. Agisco, e basta. L’impulso del momento, la paura che sfugga e di non vivere appieno tutto.
(Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto –Keating)
Sono mossa dalla paura.
(È la paura della morte che guida tutti gli uomini – Alessandro Magno)
Sì, paura.
Continuo ad avere paura.
Non so bene capire di cosa, se della morte, della vita in sé, di me, infondo.
Più che infondo: in particolare.
(oggettivare la situazione, Ashu. Se continui così non si arriverà mai ad una soluzione, ok? Se non ti metti in oggetto anche se sei soggetto pensante non andiamo da nessuna parte, quindi muovi il culo e scrivi, cazzo.)
Sì, ho paura di me stessa, del campo infinito dove le mie azioni agiscano; ma determinare questo campo di esistenza non è così facile e immediato, c’è bisogno di un po’ di chiarezza e non capisco…
Se il tato smette di frequentare la corte dei miracoli per ragioni collegabili alla mia presenza è una sua decisione, oggettivamente: questa decisione quanto è stata influenzata da un mio comportamento? È giusto ritenermi responsabile per un suo comportamento che avviene conseguente ad uno mio, oppure è lui il solo e unico responsabile di sé e quindi io posso oggettivamente essere scagionata?
Questo non lo capisco. E non riesco a fare chiarezza come invece ci riesco benissimo nella questione “quando ti amano”: colpa loro. Responsabilità loro. Ci sono state e sì, ci potrebbero essere again in futuro, situazioni e casi in cui il mio comportamento sarà alimento di questo amore, ma non posso impedirmi di vivere perché a qualcuno piaccio e io non ricambio.
O no?
E poi, non vale nemmeno tanto negli ultimi eclatanti casi perché… sì, sono stata io a fare e poi disfare tutto, in preda agli impulsi. Dovrei pensare di più. Ma sapete che succede se penso di più? Smetto di mangiare, per paura di ingrassare. Se non ci penso, mangio, e dopo mi sento in colpa, conseguentemente vomitando sentendomi ancora più in colpa.
Oddio.
Un comportamento alimentare che si riflette su tutta la mia vita. Cazzo, bello.
Sono un piatto di spaghetti, una pizza, o un brodino caldo? No, credo: un grosso pezzo di carne bovina, coriacea e piena di nervi, difficile da masticare e secca da ingoiare.
Ecco, sì.
(ma poi, bovina davvero? O è meglio dire suina di sesso femminile? Perché in quanto vacca sono anche un po’ porca, ma sono anche una fifona, allora pollo? O gallina perché la conta neuronale è uguale? Mah…)
(infilarti le piume nel culo non fa di te una gallina – Fight club)
Ma poi, sono davvero un essere umano così deprecabile? E cosa rendere un essere umano degno? La non-empatia, l’assenza di reati, il non uccidere un altro essere vivente? Se rubo uno spazzolino da denti non sono degno del tuo rispetto? E se sapessi quando male mi fa sentire il tuo disprezzo, se tu più che capirlo lo sentissi, se mi com-patissi, continueresti a sentirti migliore di me o chiuderesti un occhio?
Per quanto riguarda l’omicidio, non ho ancora ucciso nessuno. Almeno fisicamente.
Se nel maneggiare per la prima volta una pistola che non ha la sicura parte un colpo e uccido chi me la sta per vendere, è davvero colpa mia? O è il caso?
Vale la moralità delle intenzioni? Basta dire, scusami non volevo, per aggiustare le cose?
E accettare le scuse, significa perdonare o prendere atto? Ogni volta che compio un passo devo valutarne le conseguenze sugli altri?
Smetterei di agire, sì. Ho detto che l’uomo deve essere egoista perché se comincia a vivere per gli altri, muore. Quindi se penso sempre significa mettere gli altri al primo posto e morire ancora di più ogni giorno un po’.
(questa è la tua vita, e sta finendo un minuto alla volta – fight club)
Non so davvero cosa pensare. Ho sempre agito perché volevo quella cosa, in quel momento, e non credevo davvero di essere così volubile. Ma ho smesso di volerla senza motivo, o perché le cause, il mondo, la mia vita in quel momento, erano incompatibili con l’oggetto del desiderio? Con la persona che ho voluto? E poi…
Odio sentirmi la pietra dello scandalo. Il peso che fa pendere la bilancia, la goccia che fa traboccare il vaso. Odio che la mia persona sia il discriminante nella vita di qualcuno: tutte queste relazioni, questi fili nei quali mi sento ingarbugliata, dai quali mi sento burattino e a volte burattinaia, del male che fanno a volte lacerando le carni e i palmi… sono davvero così importante? L’ho fatto apposta, è colpa mia? E perché gli altri non riescono a scrollare le spalle e girarsi dall’altra parte, come invece faccio io?
Non sono empatica, non comprendo? Il mio essere La Donna Prosciutto (nelle cosce e sugli occhi) mi rende così disprezzabile? Così… problematica nell’altrui vita?
Se la risposta è sì, non so che cazzo fare.
Non lo so davvero.
(e fate che i vostri commenti non siano solo una risposta all’ultima domanda, e nemmeno una soluzione all’intero. Non fate gli uomini per la miseria.)
- Location:corridoio, ma da Rupert (?)
- Mood:
pensierosa - Music:Love it when you call (but you never call at all) - The Feeling
